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Fare oggi o rimandare a domani?

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Pubblicato il: 04-10-2011

Grazie al contributo della dottoressa Michela Rosati, psicologa e psicoterapeuta specializzata in psicoterapia cognitivo comportamentale, proviamo a capire la tendenza al rimandare al futuro quanto si potrebbe fare subito.

Fare oggi o rimandare a domani? © Photos.com Sanihelp.it - Non rimandare a domani quello che potresti fare oggi è un detto molto comune e rivela una tendenza frequente: tutti tendono a procrastinare ma, secondo recenti studi, per il 20% della popolazione rimandare diventa uno stile di vita, che crea numerosi problemi e provoca un disagio psicofisico continuo e dannoso.

Alcuni sono però dei veri e propri procrastinatori cronici, come li definisce il professor Joe R. Ferrari, uno dei massimi studiosi in materia di procrastinazione a livello mondiale. Ferrari e molti altri studiosi, dopo un ventennio di ricerche in materia, hanno concluso che la tendenza a rimandare, ripetuta sistematicamente nel tempo, è senza dubbio la spia di qualche problema più profondo, che la persona tenta di risolvere in questo modo disfunzionale. 

Il procrastinatore cronico cerca di affrontare la vita tramite la strategia del rimandare il più possibile impegni, incontri, decisioni. Se l’idea è quella di facilitare le cose, questo soggetto finisce, quasi sempre, con il creare problemi ancora maggiori. Si tratta di un ritardo intenzionale nel cominciare o nel completare un compito, fino al punto di provare disagio. Le persone sanno cosa dovrebbero fare e non lo fanno: come risultato, provano ansia o un senso di rimorso o di rimpianto per non aver agito diversamente.

Si deve al dottor Ferrari l'individuazione dei tre tipi fondamentali di procrastinatori:

1. Gli attivi, che aspettano fino all'ultimo per godere dell’eccitazione che deriva dal fare le cose in fretta e furia. Queste persone dicono di lavorare meglio sotto pressione, anche se si tratta di un mito da sfatare. Oggi sappiamo che la reazione di stress che l’organismo produce in determinate condizioni è correlata a tutta una serie di problemi di salute ed è quindi pericolosa se protratta nel tempo.

2. Gli evitanti, che tentano di evitare la paura del fallimento o anche la paura del successo; si tratta di persone molto interessate al giudizio degli altri, che preferiscono essere considerate pigre piuttosto che incapaci.

3. I procrastinatori decisionali, che non riuscendo a prendere delle decisioni, si sentono sollevati dalla responsabilità che quelle scelte avrebbero comportato. 

Tutti i procrastinatori cercano delle distrazioni (controllare per ore la posta elettronica o la bacheca di Facebook); alcuni, inoltre, utilizzano le nuove tecnologie sperando di organizzarsi meglio e risparmiare tempo. In questi casi, però, è bene restare fermi nelle proprie intenzioni e decidere di non rimandare. Non servirà, infatti, avere l’ultima versione dell’agenda elettronica nel cellulare, sincronizzata con il pc e la tablet, se poi non si è determinati a usarla. Sarà scambiata per l’ennesimo giochino, per distrarsi e non pensare al compito da fare. Lo stesso vale per i momenti di svago: sono utilissimi anche per recuperare energie, a patto che siano a tempo determinato. 

Rinviare compiti o decisioni però, alla lunga, può costare caro e non solo rispetto alle conseguenze pratiche. Ricerche condotte su studenti universitari dimostrano che i procrastinatori sono più sensibili ai mali di stagione, con maggiori disturbi gastrointestinali e problemi legati al sonno.

La procrastinazione può essere sintomo di vere patologie mentali come la depressione, che, generando sensi di colpa e disapprovazione da parte degli altri, può portare a un peggioramento della condizione di base.

Quando il procrastinare impedisce un funzionamento della persona adeguato alle richieste dell’ambiente e genera problemi legati alla salute psicofisica è bene impegnarsi per cambiare questo comportamento, ricorrendo eventualmente ai trattamenti terapeutici più indicati.


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Dottoressa Michela Rosati

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