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Alimentazione

La carne di maiale per micio e fido

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Pubblicato il: 04-10-2011

Esiste da molti anni la credenza che la carne di maiale sia pericolosissima e fatale per i nostri piccoli amici. Sfatiamo questi miti e leggende.

La carne di maiale per micio e fido © Photos.com Sanihelp.it - Di questi tempi si è diffusa a macchia d’olio la credenza popolare che la carne di maiale somministrata ai carnivori domestici sia molto pericolosa e letale.

È risaputo che tutti i tipi di insaccati sono alimenti che sarebbe meglio non somministrare ai nostri cani e gatti perché oltre che ad un notevole contenuto di conservanti possiedono un’elevata quantità di sale e aromi che per loro sono molto dannosi.

Quello che desta preoccupazione nei proprietari, non è tanto il contenuto elevato di grassi nelle carni di maiale, ma il virus della Pseudorabbia suina, scoperto e studiato per la prima volta negli Stati Uniti, nel 1813.

Questa malattia, definita anche morbo di Aujesky o prurito furioso, descritta per la prima volta nella letteratura dal veterinario ungherese Aladár Aujeszky nel 1902, è causata da un Varicellovirus (Herpesvirus suino 1).

La pseudorabbia suina è un virus a DNA a doppia elica avvolto dal capside contenuto nell’envelope appartenente alla famiglia degli Herpesvirus che causa un’infezione latente a livello dei gangli sensoriali del sistema nervoso centrale e nel tessuto linfatico tonsillare.

Il maiale è il bersaglio principale di questo virus, anche se può colpire anche altri animali domestici (pecore, vacche, capre, cani e gatti) e animali selvatici (procione, opossum e roditori).

Questa malattia viene trasmessa per via orale o oro-fecale, attraverso la placenta, l’accoppiamento, la mucosa vaginale, il latte e parti di animali infetti consumate crude.

Colpisce principalmente gli animali più giovani provocando danni all’apparato respiratorio (soprattutto negli animali adulti) e al sistema nervoso (soprattutto nei suinetti poppanti e svezzati).

Questo morbo di Aujesky risulta essere letale nel cane e nel gatto, in quanto il virus si propaga lungo le terminazioni nervose della faringe, muovendosi lungo le fibre nervose fino a raggiungere il cervello dove provoca una panencefalite acuta fatale.

Negli animali colpiti il sintomo principale di questa malattia è un tremendo prurito soprattutto su muso e orecchie che porta l’animale a grattarsi in continuazione.

Altri sintomi che possono manifestarsi sono: anoressia, stanchezza, indifferenza a stimoli esterni e andando in peggioramento con difficoltà respiratorie, salivazione eccessiva, vomito, diarrea e un lieve rialzo della temperatura.

La paura che manifestano i proprietari è che il proprio animale domestico possa contrarre il virus mangiando carne di maiale. Questo non può accadere a meno che l’animale non mangi carne di maiale cruda.

Infatti il virus è sensibile al calore e si inattiva già ad una temperatura di 37° C. Inoltre la presenza del virus a livello muscolare non è stata accertata e le parti più pericolose del maiale sono: cervello e tessuto nervoso, tonsille, polmoni e tessuti appartenenti all’apparato respiratorio (laringe, trachea).

Cani, invece, che potrebbero contrarre la malattia più frequentemente sono i segugi, utilizzati dai cacciatori per la caccia al cinghiale. Il cacciatore come ricompensa per il lavoro svolto dà ai cani i visceri crudi degli animali uccisi e se questi dovessero risultare infetti il cane potrebbe avere un’elevata probabilità di contrarre il virus.

Quindi la carne di maiale può essere somministrata al cane o al gatto ma deve essere sempre ben cotta e soprattutto data nelle giuste quantità facendo sempre attenzione che la razione sia ben bilanciata ed equilibrata.


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Manuale Merck veterinario, Ti presento il cane, Patologie del cane e gatto

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