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Shuttle: nonostante la tragedia ecco i primi risultati scientifici "made in Italy"

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Pubblicato il: 04-02-2004

Febbraio 2003: lo Shuttle Columbia esplode all'impatto con l'atmosfera, ma il sacrificio dell'equipaggio non è stato vano. Sono arrivati i primi risultati degli studi effettuati sulla base di dati inviati a terra prima dello scoppio. E l'Italia è in prima linea.

Sanihelp.it - Primo febbraio 2003: alle 9.00, ora della costa est degli Stati Uniti, il centro di controllo Nasa di Houston perde il contatto con lo Shuttle Columbia. La navetta è esplosa al momento dell’ingresso nell’atmosfera. Era una missione dedicata interamente alla ricerca scientifica e a distanza di un anno arrivano i primi risultati.

L’Italia partecipava agli esperimenti con alcuni ricercatori della Fondazione Don Gnocchi in collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana e con quella europea.

Come aveva anticipato a Sanihelp.it al suo rientro dagli Stati Uniti l’ingegner Androni, gran parte dei dati erano stati inviati a terra prima della tragedia e su questi i ricercatori italiani hanno lavorato a lungo. Il progetto intendeva valutare la reazione dei meccanismi di controllo del corpo umano più importanti per la regolazione della pressione e del battito cardiaco in assenza di gravità: il comportamento del sistema cardiovascolare in assenza di gravità può essere infatti paragonato a quello di un paziente che rimane a letto per lungo tempo. Era inoltre intenzione investigare sulle cause dell’ipotensione ortostatica ovvero i cosiddetti “giramenti di testa” o capogiri.

I primissimi risultati sono stati illustrati pochi giorni fa dall’ingegner Marco Di Rienzo, coordinatore del progetto della Fondazione Don Gnocchi, e dal professor Gianfranco Parati, cardiologo dell’istituto Auxologico Italiano e dell’Università di Milano-Bicocca.

«Nonostante il drammatico epilogo della missione, grazie alle sofisticate apparecchiature scientifiche e alla trasmissione a terra dei dati riguardanti gli esperimenti in volo è stato possibile raccogliere moltissime informazioni sui meccanismi nervosi preposti al controllo del sistema cardiovascolare» racconta Parati a Sanihelp.it.
«I dati sono in fase di elaborazione, tuttavia gli interessanti risultati preliminari che stiamo osservando ci rendono estremamente ottimisti sulla conclusione positiva della ricerca.»

Grandi aspettative e ottimismo per questo studio tutto italiano.


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Redazione Sanihelp.it

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