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È l'età in cui si impara a mangiare

Toddler: i bambini dimenticati

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Pubblicato il: 02-11-2011

Esiste una età dimenticata per la nutrizione infantile: va dai 12 ai 36 mesi. Oggi sui toddler, come li chiamano gli inglesi, pochi studi e tanta confusione. I consigli degli esperti.

Toddler: i bambini dimenticati © Photos.com Sanihelp.it - La fase della vita del bambino che va dai 12 ai 36 mesi viene definita dagli anglosassoni toddler. Letteralmente la parola significa traballante, ma non ha un corrispondente nella nostra lingua. Tra le possibilità, i pediatri italiani hanno indicato la parola di fantasia UTrè, che racchiude in una parola gli Uno-Tre anni.

Se i neonati sino ai 12 mesi sono lattanti e dai 3 ai 18 anni sono bambini, si evidenzia come esista un vuoto semantico che si riflette in parte sul riconoscimento di un’età importante per la nutrizione e il comportamento. «Tra il primo e il terzo anno il bambino conquista una progressiva indipendenza, sviluppando capacità motorie e cognitive, accompagnate da un maggior controllo sulle scelte alimentari e da differenti fabbisogni di energia e nutrienti - conferma la dottoressa Adima Lamborghini, pediatra – Paradossalmente, però, su questa fase gli studi dell'approccio nutrizionale sono scarsi».

«Questi anni sono critici per acquisire corrette abitudini sulle quali il bambino baserà i suoi comportamenti futuri, per tanto l’educazione alimentare va promossa in questa età per garantire una crescita e uno sviluppo psicomotorio sani. In molti toddler infatti sono già presenti fattori di rischio per future malattie come il diabete e le malattie cardiovascolari», continua la dottoressa.

Negli ultimi anni si è compreso come i toddler abbiano problemi peculiari: un inadeguato apporto di alcuni nutrienti come la carenza di ferro e vitamina D, ma anche l'eccesso di sodio e proteine. L'anemia da carenza di ferro è presente infatti in oltre il 10% dei bambini europei tra 0 e 5 anni, con conseguenze sulla performance intellettiva, sullo sviluppo cognitivo e motorio, sul comportamento e sulla resistenza allo sforzo.

Il cibo è una delle poche aree in cui il bambino di un anno è in grado di affermare la propria personalità e di fare delle scelte: è necessario quindi che tali scelte siano permesse, ma gestite correttamente dai genitori.

In questa delicata fase possono comparire fenomeni di rifiuto di cibi nuovi o di alimenti che erano già stati accettati, che possono determinare ansia nei genitori. Lo sviluppo della preferenza per il cibo del bambino è determinata da ciò che assume e dalla osservazione del comportamento degli adulti: è dimostrato che i bambini che sperimentano precocemente un cibo sano tenderanno a conservare questa preferenza per tutta la vita e ad avere uno schema alimentare corretto.

Purtroppo però molti genitori percepiscono i suggerimenti disponibili come troppo generici o inapplicabili: l'85% dei genitori italiani non tenta nemmeno di aderire a suggerimenti e linee guida nutrizionali.

Per questo motivo i pediatri italiani stanno sviluppando un mezzo per aiutare i colleghi a identificare i bambini tra i 12 e i 36 mesi che possono essere a rischio nutrizionale: un questionario strutturato per essere compilato dai genitori, durante e a completamento delle visite per il bilancio di salute, disegnato in modo da aiutare il Pediatra a identificare i genitori che hanno bisogno di supporto nell’alimentazione del bambino e completato da materiale informativo diverso per ogni problema o fattore di rischio identificato.

Due le conseguenze di questa iniziativa: una maggiore attenzione e conoscenza da parte dei pediatri dei rischi legati alle abitudini alimentari in questa età, e una maggiore capacità da parte dei genitori di riconoscere i problemi, segnalarli e trovare una strategia.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
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