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Timidezza sconfitta, conquista sicura

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Pubblicato il: 11-02-2004

San Valentino si avvicina, ma la prospettiva di invitare qualcuno per una serata romantica ti terrorizza? Probabilmente il tuo problema è la timidezza...

Sanihelp.it -
La timidezza è un disagio psicologico estremamente comune, che colpisce indifferentemente maschi e femmine: più dell’80% delle persone ammette di avere problemi legati alla timidezza.
Nonostante questi numeri, il fenomeno viene spesso sottovalutato, o considerato come una leggera difficoltà di tipo adolescenziale che si risolverà da sé. Invece, la timidezza può rappresentare un vero e proprio problema nella vita di una persona, sia in ambito relazionale che professionale.

La sua origine è generalmente da attribuirsi a un blocco psicologico dovuto a dei condizionamenti ambientali, che in qualche modo hanno impedito all’individuo di superare il senso di inferiorità proprio dell’infanzia. Fondamentalmente, la timidezza deriva dalla mancanza di sicurezza di sé.

Il timido e la timida hanno un'unica convinzione in cui credono fermamente: qualsiasi cosa faranno, tutti gli occhi del mondo saranno puntati su di loro per giudicarli, ovviamente male. Il timore più grande, per una persona timida, è quello di non essere in grado di fornire prestazioni adeguate, di fare brutta figura. In realtà il suo vero limite è quello di giudicare i propri comportamenti in modo ipercritico.

Esistono diversi gradi di timidezza: si va dal più comune senso di imbarazzo di fronte ad alcune persone o situazioni, a sentimenti traumatici di angoscia che possono portare a vere e proprie patologie.
Nel primo caso, chiunque può risolvere in buona parte i propri problemi di timidezza da solo: basta mettersi d’impegno, senza essere troppo severi con se stessi. Nel secondo caso è invece indispensabile rivolgersi a uno specialista preparato.

Il primo passo per comprendere la propria timidezza è cercare di indagarla come se fosse osservata da qualcun altro.
Per farlo, può essere molto utile tenere un diario della timidezza.
Al suo interno bisogna elencare ciò che provoca angoscia, e le varie reazioni alle situazioni di timidezza. In questo modo avremo una visione più razionale e oggettiva degli avvenimenti, che ci permetterà di valutarne pro e contro.
Pian piano, questo processo di autoanalisi influirà sul modo di pensare a sé stessi e alla propria timidezza, e di conseguenza sul modo in cui si è visti dagli altri.

I problemi maggiori causati dalla timidezza sono quelli relativi alle relazioni con l’altro sesso.
Nelle situazioni in cui ci si trova a dover improvvisare dei comportamenti con persone sconosciute e specialmente di sesso opposto, i timidi non riescono a iniziare o continuare una conversazione, anche se probabilmente avrebbero molte cose da dire.
Scatta l’istinto di fuga, e quando non è possibile di solito si cerca di rimanere nell’ombra, di non farsi coinvolgere dai discorsi, per evitare di trovarsi al centro dell’attenzione.

Se poi a essere timido è l'uomo, la cosa diventa ancora più complicata. Il comportamento timido di una donna, infatti, è spesso considerato un’arma di seduzione, o comunque un «difetto» meno vistoso.

In un uomo, invece, ci si aspetta generalmente la capacità di saper prendere l’iniziativa in modo brillante. Vedere che il possibile partner tace, arrossisce e non guarda mai le persone negli occhi, può essere poco seduttivo per una donna, e trasformarsi, per l’uomo, in mancanza di autostima, insicurezza e perfino ansia da prestazione.
Sarà forse questo il motivo per cui, secondo le statistiche, gli uomini timidi si sposano e hanno figli più tardi dei loro coetanei, hanno matrimoni meno stabili, guadagnano di meno e fanno meno carriera degli altri (il che si riflette poi nella loro vita privata).

Evitare simili conseguenze è possibile, e senza grandi difficoltà. L’importante è essere disposti a mettersi in discussione: una volta fatto il primo passo, sarà tutto più semplice.

Ecco qualche consiglio (ma non solo per gli uomini) per vincere la timidezza e ottenere il tanto sospirato appuntamento di San Valentino:

1: Attenzione alla prima impressione. Quando si incontra una persona per la prima volta, il 90% del giudizio globale che se ne ricava viene formulato nel breve lasso di tempo rappresentato dai primi 90 secondi di colloquio. La prima impressione che si dà all'altro deve essere dunque oggetto di grandi attenzioni. Guardare negli occhi, sorridere e mostrare interesse a ciò che l’altro dice sono accorgimenti semplici, ma di sicuro effetto!

2: Cercate dei punti comuni . Anche conversando in modo poco impegnativo, è possibile individuare argomenti ed esperienze da condividere: incontrandosi su un terreno comune, sarà molto più facile far nascere un’attrazione. Anche ammettere in modo semplice la propria timidezza può essere un punto a proprio favore.

3: Raccogliete informazioni . In fase di conoscenza si deve cercare di capire quali sono le idee dell'altro, e di ottenere il massimo delle informazioni possibili sul suo conto. Mostrarsi interessati alla vita e alle opinioni dell’altra persona è sempre apprezzato, purchè si eviti accuratamente il tono da interrogatorio.
L'obiettivo è comprendere chi è l'altro, quali sono le sue intenzioni e i suoi interessi. Questo non significa svelarsi subito del tutto: temporeggiare e rendersi misteriosi permette di giocare sullo stato ansioso dell'altro, che a questo punto sarà curioso di saperne di più sul nostro conto.
Anche le posizioni assunte durante la conversazione devono dimostrare questo interesse: l’ideale è inclinare la testa verso destra o sinistra, avvicinandola alle spalle e sporgendosi in avanti. Anche aprire le braccia e mostrare i palmi delle mani metterà l’altra persona maggiormente a suo agio.

4: Mostratevi cordiali . É importante sapersi mettere in luce senza darlo troppo a vedere, ad esempio attraverso la puntualità, la cura del proprio aspetto, l'uso di un linguaggio corretto. Mostrare le proprie capacità, senza arroganza, va benissimo: basta che non porti a sottovalutare l'altro.

5: Contatto «casuale». Per evitare errori, inizialmente si cercherà un contatto il più possibile formale, casuale, decisamente non sessuale. Di scuse ce ne possono essere tante, a partire dal gesto di aiuto a quello di gioco, alla stretta di mano: il trucco è saper trasformare il gesto in un possibile messaggio in codice.
A questo punto, conquistata la sicurezza, potete soffermarvi a valutare le reazioni dell’altro, osservando i suoi segnali di disponibilità. Spesso infatti sono i segnali non verbali, più delle parole, a dirci qualcosa sui sentimenti di chi ci sta di fronte. Uno sguardo intenso e prolungato, talvolta di sbieco, con palpebre semichiuse e sopracciglia alzate, e accompagnato da un suadente sorriso, sono per entrambi i sessi segnali di interesse e disponibilità.
Lo stesso vale per braccia e gambe in posizione rilassata e non di chiusura, e per i piedi rivolti verso l’altro.

Se oltre a questo lei o lui tocca insistentemente i capelli e mostra i polsi, fatevi forza e invitatelo/a a cena: non potrà rifiutare!


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Redazione Sanihelp.it

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