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Schizofrenico un italiano su 100: l'assistenza è donna

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Pubblicato il: 24-11-2011
Sanihelp.it - Serve davvero un coraggio da leoni per far fronte all’imprevedibilità del malato schizofrenico, spesso anche giovane, dato l’esordio adolescenziale della malattia, più precoce nel maschio rispetto alla donna, e alle sue possibili reazioni aggressive.

Potremmo dire da leonesse, dal momento che a occuparsene sono soprattutto le donne. Siamo infatti di fronte a madri, sorelle, mogli segregate almeno 9 ore al giorno, ogni giorno, da almeno 5 anni, con gravi ripercussioni sulla propria qualità della vita, costrette a scegliere un lavoro part-time (26%), a limitare gli spazi da dedicare a se stesse e al proprio tempo libero (43%), al partner (38%) e figli (33%), a ridurre le relazioni sociali (24%). In cambio di nulla: scarsi, se non assenti, i sussidi sociali o le badanti. Così le terapie farmacologiche restano l’unica arma di salvezza.

Questa è solo una parte di quanto emerge dall’indagine qualitativa svolta su 65 care giver dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna svolta, con l’obiettivo di studiare nel dettaglio proprio l’impatto della schizofrenia nella quotidianità del care giver.

Una malattia che oggi in Italia colpisce circa l’1% della popolazione con una leggera prevalenza degli uomini rispetto alla popolazione femminile, maggiormente protetta da fattori ormonali e da un ambiente più favorevole.
La donna ne risente sia nell’umore – senso di impotenza, rabbia e tristezza, insorgenza di depressione (27%), ansia (68%), panico, riduzione o assenza di libido, disturbi del sonno (41%) – sia a livello fisico, con la comparsa di cistiti, emicrania, tachicardia, dolori diffusi e disfunzioni ormonali, sia con l’abitudine a comportamenti scorretti (fumo e scorretta alimentazione).

Dal campione dell’indagine viene molto apprezzata (70%) la loro capacità di ridurre l’aggressività e l’allungamento dei periodi di stabilità (pur con non trascurabili effetti collaterali: eccessiva sedazione e aumento di peso).

Dunque un bilancio al negativo sulla qualità della vita della donna cui non resta che sperare in una sempre maggiore efficacia e compliance terapeutica e in un miglior rapporto medico-paziente e medico-care giver con lo psichiatra, primo referente (49%) per il trattamento della malattia.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna

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