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Alimentazione e tumori

Caffè e prevenzione

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Pubblicato il: 22-11-2011

Evidenze scientifiche dimostrano che il consumo moderato di caffè può divenire un prezioso alleato per la salute, aiutando a prevenire l'insorgenza di diverse malattie.

Caffè e prevenzione © Photos.com Sanihelp.it - Nel rapporto caffè e salute è molto importante focalizzare l’attenzione sugli effetti che il consumo di caffè ha in area cerebro-cardio-vascolare, in area tumorale e in area intestinale e chiarire come il corretto consumo della bevanda possa influire positivamente sul nostro organismo.

Amleto D’Amicis, Vicepresidente della Società italiana di Nutrizione Umana (SINU) e membro del Comitato Scientifico per gli Studi sul caffè FoSAN (Fondazione per lo studio degli alimenti e della nutrizione), spiega: «La ricerca scientifica è in continua evoluzione. Ogni giorno veniamo a conoscenza di lavori sul caffè che alimentano il dibattito scientifico e la gran massa dei lavori pubblicati sostiene gli effetti positivi del caffè sulla salute. Però ci sono anche studi che danno risultati contrari o critici rispetto agli altri. Proprio questa è la garanzia su cui si basano la serietà e l’indipendenza della scienza. Oggi, le più recenti tecniche di analisi dei dati consentono di esaminare contemporaneamente risultati pro e contro in maniera asettica e forniscono un risultato univoco che può essere oggetto di una pubblicazione scientifica su una rivista specializzata a disposizione della comunità scientifica».

Continua Luca Salfi, Professore Ordinario di Nutrizione Umana presso l’Università di Napoli Federico II: «Prendiamo come esempio l’ictus, che rappresenta una patologia con forte impatto sociale per l’elevata mortalità e anche per le sue conseguenze in termini di disabilità transitoria o permanente. Non solo: è la terza causa di morte in Italia e la prima causa d’invalidità. La prevenzione in questo caso è particolarmente importante. E negli anni gli sforzi per definire le cause e identificare la presenza di fattori di rischio specifici sono stati molti e importanti. Fra i fattori protettivi emergono le abitudini alimentari e fra esse va considerato con attenzione il consumo di caffè. Studi sperimentali e clinici a proposito di ictus suggeriscono che il consumo di caffè eserciti un’azione protettiva nei confronti delle patologie cardiovascolari. Altri lavori danno risultati contrastanti.

Da una recentissima rassegna sistematica dei dati disponibili sulla relazione tra caffè e ictus in letteratura, effettuata dal nostro gruppo dell’Università di Napoli, che ha preso in considerazione la quantità di caffè consumata (moderato da 1 a 3 tazzine giorno; alto da 3 a 6 tazzine; molto alto oltre le 6 tazzine giorno), è emerso che l’assunzione moderata di caffè, e parliamo di uso quotidiano, ridurrebbe il rischio di ictus del 18%. Tale effetto protettivo sembra scomparire nel caso di consumi molto elevati».

Alessandra Tavani, Capo del Laboratorio presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri sottolinea come proprio attraverso meta-analisi e pooled analysis si sia messo in evidenza quanto un consumo moderato di caffè, non più di 3-4 tazzine/giorno, non presenti, nell’individuo sano, rischi per le neoplasie, anzi, potrebbe avere un qualche effetto protettivo sul rischio di tumore del cavo orale/faringe, fegato (inclusa la cirrosi), endometrio e forse del colon.

Nicoletta Pellegrini, Professore Associato di Nutrizione Umana presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Parma, aggiunge: «Proprio nel caso del tumore del colon-retto, non è ancora chiaro quale componente possa svolgere questo effetto protettivo e attraverso quale meccanismo, ma nuovi studi prendono in considerazione le molte molecole che, proprio perché non assorbite nel tratto digestivo umano, potrebbero influenzare positivamente le funzioni intestinali. E ancora un altro studio dimostra che un moderato consumo di caffè in volontari sani è in grado di aumentare il numero di microrganismi positivi come i bifido batteri. Un probabile ruolo positivo del caffè, sul benessere intestinale, che merita di essere approfondito».

Riprende la Tavani: «Il caffè non aumenta il rischio di tumore del pancreas. L’idea che il caffè potesse essere un fattore di rischio per il tumore del pancreas era nata da uno studio pubblicato nel 1981, ma una meta-analisi recentissima che include quello studio e altri 53 studi epidemiologici successivi, smentisce quei risultati, mostrando nel complesso un’assenza di relazione».

Conclude Amleto D'Amicis: «È grazie alle numerose sostanze bioattive presenti (antiossidanti di vario genere, alcuni tipi di grassi, sali minerali, come il potassio, fino ai precursori di alcune vitamine) che il caffè può definirsi, se consumato con moderazione, una bevanda benefica. E anche la caffeina, che non ne altera il sapore, alle piccole dosi abituali di consumo, può svolgere un’azione blandamente stimolante e termogenetica, aiutando anche a dissipare energia».


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FOSAN

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