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Vivisezione

Green Hill: l'allevamento dei Beagle per la vivisezione

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Pubblicato il: 22-11-2011

Ogni anno 2500 Beagle escono da quell'allevamento per essere destinati ai vari centri per sperimentazioni. In migliaia sono scesi in piazza per fermare queste pratiche.

Green Hill: l'allevamento dei Beagle per la vivisezione © Photos.com Sanihelp.it - Sabato 19 novembre, oltre 2000 persone sono scese in piazza a Montichiari per chiedere la chiusura di Green Hill. In questo centro vengono allevati cani di razza Beagle destinati ai laboratori europei e statunitensi per sperimentazioni e vivisezione.

I campi di ricerca riguardano per l’89% studi tossicologici e prove di innocuità e il 10% medicina e veterinaria. Gli animali che si trovano in quei «capannoni della morte», come afferma l’ex ministro del Turismo Maria Vittoria Brambilla, sono delle macchine usate per produrre tanti altri cuccioli sfortunati come loro.

Proprio il Beagle, una razza molto antica citata spesso nei poemi e razza prediletta della Regina Elisabetta I. Una cane ottimo per la caccia di piccola selvaggina, molto docile, di indole particolarmente buona e giocosa, devoto al padrone e molto affettuoso. Per queste sue caratteristiche positive è la razza più utilizzata per le sperimentazioni.

L’ex Ministro Brambilla, si è recata presso l’allevamento Green Hill insieme ai carabinieri del Nas. Quello che ha visto è solo possibile immaginarlo: cani impauriti, con la coda tra le gambe e il terrore negli occhi. Questi animali vivono in box piccolissimi con sole 12 ore di luce giornaliera artificiale mentre le altre 12 ore sono di buio completo per impedire alla luce di danneggiare le cavie.

Le mamme accudiscono con tenerezza i loro cuccioli anche se sono consapevoli che dopo poco tempo qualcuno verrà a portaglieli via. I cani presenti all’interno non hanno più di 3 anni perché il Beagle essendo un cane di taglia piccola invecchia prima di un cane di taglia gigante e quindi dopo una certa età non può più essere utilizzato per sperimentazioni.

Sono animali che non sapranno mai cosa vuol dire correre in un prato, che non potranno mai vedere la luce del sole, giocare, farsi amare da una famiglia e ricevere tante carezze, coccole e affetto. Animali destinati a vivere una vita che non è vita in box chiusi, con aria rarefatta, senza nemmeno una cuccia per terra ma solo un po’ di truciolato.

Purtroppo la vivisezione è una pratica ancora largamente usata al giorno d’oggi anche se la ricerca e la sperimentazione hanno fatto passi da gigante e sicuramente esistono altri metodi meno cruenti per studiare come curare le malattie più gravi (cancro, disturbi nervosi e mentali). Einstein stesso scrisse che «nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni».

Nella società moderna dove vige una Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali proclamata dall’Unesco nel 1978, gli animali hanno il diritto al rispetto da parte dell’uomo come viene espressamente citato negli articoli 2 e 3 della suddetta dichiarazione «l’uomo in quanto specie animale non può attribuirsi il diritto di sterminare gli altri animali o di sfruttarli violando questo diritto […] Nessun animale dovrà essere sottoposto a maltrattamenti o atti crudeli».


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Corriere della Sera

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