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Bioritmo e cronobiologia

Gli studi sui cicli biologici del bioritmo hanno dato vita alla cronobiologia, una scienza medica che ha prodotto nuove scoperte e utili applicazioni terapeutiche

Sanihelp.it - Intorno al 1950, il ricercatore francese Alain Reinberg si rese conto, studiando i cicli di escrezione urinaria di sodio, cloro e potassio, che le loro concentrazioni subivano variazioni endogene, cioè indipendenti da fattori esterni.
In questo modo dimostrò che l’andamento delle funzioni organiche non era costante, ma soggetto a cambiamenti: aveva scoperto, involontariamente, i cicli biologici interni che compongono il bioritmo.

Sono ritmi quasi sempre a carattere ereditario: appartengono al patrimonio genetico, sia della specie umana che di quelle animali, e costituiscono una sorta di orologio interno.

Questo è stato dimostrato da uno studio sul letargo degli scoiattoli: pur mantenendo la temperatura costante e il cibo abbondante, è stato impossibile bloccare i meccanismi biologici che inducono al letargo.

Queste scoperte hanno aperto la strada alla fondazione di una nuova scienza medica: la cronobiologia.
La sua principale innovazione è quella di aver introdotto la dimensione temporale nel campo dei fenomeni biologici, spiegando l’andamento ciclico di molte funzioni dell’organismo.

Il nostro corpo, insomma, è come un gigantesco orologio composto a sua volta da numerosi ingranaggi, regolati al loro interno e tra loro da invisibili e misteriosi sincronizzatori: possono essere fattori naturali, oppure elementi culturali e sociali diventati ormai convenzioni.
Il ritmo luce/buio, ad esempio, è il sincronizzatore dei ritmi circadiani, quei cicli biologici che, agendo sul sistema nervoso, regolano le fasi di attività e riposo di numerose funzioni organiche.

Oltre a svelarci alcuni segreti sul funzionamento del nostro corpo, la cronobiologia permette anche applicazioni pratiche: ci indica in quali momenti l’organismo è più sensibile alle sostanze farmacologiche.
In questo modo la cronofarmacologia, una branca della cronobiologia, può studiare la migliore somministrazione controllata dei farmaci.

Gli studi cronofarmacologici hanno anche permesso di individuare un ormone, l’ACTH 1-17, in grado di risincronizzare l’organismo quando fenomeni esterni, come il cambiamento di fuso orario o alcune malattie, turbano l’ordine dei cicli biologici.

Grazie alla cronobiologia, non solo il medico può indicarci quando assumere un farmaco, ma noi stessi possiamo conoscere meglio il nostro organismo, grazie a misurazioni semplici delle variazioni fisiologiche quali la temperatura, la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa.

Sono queste le informazioni base per poter tracciare un serio profilo bioritmico individuale.


Fonte: G. Iannuzzo, Bioritmi. Ambiente e salute, Como, red./studio redazionale
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di Redazione Sanihelp.it 
Fonte: Redazione Sanihelp.it
Tags:  cicli biologici interni bioritmo cronobiologia cronofarmacologia ritmi circadiani ACTH 1-17.
Revisione: 29-06-2009

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