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Tumori

Prevenire le infezioni ospedaliere

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Pubblicato il: 13-12-2011

Se n'è discusso all'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, in occasione del First International Conference On nosocomial infections and cancer: esperti internazionali hanno affrontato il problema in maniera interdisciplinare.

Prevenire le infezioni ospedaliere © Photos.com Sanihelp.it - L’80% di tutte le infezioni in corsia riguarda quattro sedi principali: il tratto urinario (35-40%), le ferite chirurgiche, l’apparato respiratorio e le infezioni sistemiche. Se negli ultimi quindici anni si sta registrando un calo di questo tipo di infezioni, si ha però un aumento di quelle sistemiche, tra cui le polmoniti, a causa della presenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, visto il largo uso di questi farmaci a scopo preventivo o terapeutico.

Ogni anno in Europa si verificano circa 25.000 decessi per infezioni provocate da batteri resistenti ai farmaci. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) sottolinea come la resistenza agli antibiotici di ultima linea sia in aumento. La resistenza agli agenti patogeni che sono spesso all'origine di polmoniti e di infezioni delle vie urinarie in ambiente ospedaliero si va accentuando in tutta Europa. In Italia, ad esempio, la resistenza ai carpabenemi (farmaci di ultima generazione utilizzati per infezioni gravi) in Klebsiella pneumoniae è passata dal 1,4% del 2009 al 16% del 2010. 

In questo quadro complesso, un'attenzione particolare va riservata ai pazienti oncologici che presentano un rischio maggiore di infezione a causa delle caratteristiche proprie della malattia tumorale e delle necessarie terapie immunosoppressive.

Luigi Toma, infettivologo degli Istituti Regina Elena e San Gallicano e coordinatore scientifico del First International Conference On nosocomial infections and cancer, spiega: «Nonostante vengano attuate tutte le procedure necessarie per ridurre il rischio infettivologico nei malati oncologici, questi ultimi sono tra i pazienti a maggior rischio, non solo per la patologia tumorale ma anche per altri fattori quali l’immunodeficienza secondaria alla malattia e ai relativi trattamenti e l’età avanzata che spesso si accompagna anche ad altre patologie come il diabete, l’anemia, l’insufficienza renale e le cardiopatie. Per questi motivi le terapie anti-infettive nei pazienti oncologici sono particolarmente complesse e ancor più difficili risultano le decisioni terapeutiche quando sono causate da germi multi-resistenti».


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Istituto Regina Elena

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