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Il digiuno addolcisce la merenda

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Pubblicato il: 05-03-2004

Il digiuno come metodo per aumentare la sensibilità al gusto? Beh non sappiamo quanta utilità abbia però se si salta un pasto quello successivo risulta più dolce o più salato. Scopriamo perchè.

Sanihelp.it - Dopo avere digiunato per circa 15 ore un gruppo di persone è risultato maggiormente in grado di gustare minime quantità di aromi dolci o salati aggiunti a una soluzione, rispetto all’assaggio della stessa soluzione a stomaco pieno ma, sempre secondo lo studio, la fame non aveva invece in alcun modo influito sulla capacità dei partecipanti di individuare il gusto amaro.

Secondo il dottor Yuriy Zverev, che ha condotto la ricerca presso l’università di Malawi, le papille gustative dei soggetti affamati potrebbero rispondere in modo diverso al gusto salato, dolce o amaro perché ognuno di essi comunica informazioni diverse riguardo al cibo. I gusti dolce e salato, ha spiegato lo studioso, spesso sono indice di commestibilità di un alimento e quindi, quando siamo affamati, il nostro corpo diventa più sensibile al cibo in grado di riempire il nostro stomaco.

Con lo stomaco pieno, invece, è meno importante per noi essere in armonia con il cibo e possiamo quindi perdere la nostra sensibilità alle indicazioni forniteci dal gusto su quello che rende un alimento commestibile.

Nel corso dello studio, Zverev, ha chiesto a 16 uomini non obesi di assaggiare un certo numero di sostanze contenenti diverse concentrazioni di aromi dolci, salati e amari. Ha poi misurato la quantità minima di aroma necessaria ai partecipanti per individuare un gusto a stomaco pieno, confrontando questa quantità a quella della soluzione meno ricca di aroma individuata dai soggetti a stomaco vuoto.

Sebbene non siano ancora chiari i meccanismi fisiologici che permettono alle papille gustative di modificare la propria sensibilità ai sapori quando siamo affamati, Zverev suggerisce che un periodo di digiuno possa indurre alcuni cambiamenti nelle papille stesse oppure nelle aree del cervello preposte all’elaborazione del gusto.

Fonte: BMC Neuroscience 2004.


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Redazione Sanihelp.it

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