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Tumore ovarico: novità nella terapia

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Pubblicato il: 24-01-2012

Può manifestarsi in fase avanzata e l'unica terapia possibile è l'intervento chirurgico. Grazie a nuovi farmaci e al gruppo di ricerca Mito arrivano terapie più personalizzate e meno invasive.

Tumore ovarico: novità nella terapia © Photos.com Sanihelp.it - Il tumore ovarico colpisce le ovaie e interessa ogni anno cinquemila donne. I fattori di rischio sono l'età (soprattutto dopo l'ingresso in menopausa), la menopausa tardiva, il non aver avuto figli e la predisposizione familiare. È al nono posto tra le forme tumorali e costituisce il 2,9% di tutte le diagnosi di tumore. Si tratta di uno dei tumori femminili più pericolosi: circa il 70% delle diagnosi avviene in fase avanzata, perché rimane asintomatico per un lungo periodo. 

Nonostante questa premessa però le italiane lo conoscono poco e provano a prevenirlo ancora meno: 7 donne su 10 non ne conoscono i segnali e solo l’11% sa che l’ecografia transvaginale è fondamentale per la diagnosi. I sintomi di esordio della malattia sono spesso di lieve intensità, tali da essere confusi con le più frequenti alterazioni dell’apparato gastrointestinale: sensazione di gonfiore addominale, difficoltà digestive, nausea, aumento della circonferenza addominale.

Il dottor Sandro Pignata, direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica, Dipartimento Uroginecologico dell’Istituto Nazionale Tumori - IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, spiega: «Questa è una delle malattie più difficili da controllare poiché non sono stati identificati strumenti efficaci di screening e di diagnosi precoce. Per quanto concerne lo screening, a differenza di quanto accade con il pap-test nei confronti del tumore del collo dell'utero, oggi non è disponibile un valido metodo di screening per una diagnosi precoce di carcinoma ovarico. Per questo motivo, le pazienti spesso arrivano in reparto quando la neoplasia è già in stato avanzato. Una visita ginecologica accurata ed effettuata con regolarità rimane il metodo migliore per lo screening del carcinoma ovarico».

L’Istituto Nazionale Tumori di Napoli è uno dei centri all’avanguardia e tra i più qualificati a livello nazionale per il trattamento del tumore dell’ovaio. «Il primo passo è l’intervento chirurgico per la riduzione della massa tumorale, un aspetto fondamentale dal quale dipende l’intero percorso di cura. L’intervento chirurgico viene eseguito dagli specialisti dell’Unità di Oncologia ginecologica, mentre la chemioterapia viene gestita dalla mia équipe» continua Pignata.

In circa il 70% delle pazienti però il tumore si ripresenta dopo un certo periodo: capire il meccanismo che genera le recidive e individuare le pazienti a rischio di ricaduta è uno degli obiettivi dei ricercatori

«Le strutture funzionali del Dipartimento Uroginecologico collaborano con i ricercatori del nostro istituto per condurre protocolli di ricerca di tipo traslazionale. Questo tipo di collaborazione, oltre a sviluppare ricerca, offre vantaggi ai pazienti poiché permette di garantire un elevato standard di cura con l’uso di farmaci innovativi. Il nostro dipartimento coordina il Gruppo Mito, (Multicenter Italian Traials in Ovarian cancer), impegnato a sviluppare una collaborazione di ricerca in ambito di ginecologia oncologica. Oggi in oncologia si parla molto di farmaci biologici, che rappresentano la nuova frontiera contro i tumori. Per la neoplasia dell’ovaio sono arrivati più tardi, ma molti sono in via di sviluppo. Nel nostro centro diversi sono in fase di sperimentazione».




FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
IRCCS Fondazione Pascale di Napoli

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