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Traumi

Costa Concordia: quali conseguenze psicologiche?

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Pubblicato il: 24-01-2012

Essere coinvolti in un incidente come quello accaduto alla nave da crociera all'Isola del Giglio, può comportare l'insorgenza del Disturbo da Stress Post-Traumatico.

Costa Concordia: quali conseguenze psicologiche? © Rete Sanihelp.it - Vediamo cos'è il Disturbo da Stress Post-Traumatico e come si mnaifesta, grazie al contributo della dottoressa Michela Rosati, psicologa e psicoterapeuta a Terni, specializzata in psicoterapia cognitivo comportamentale (www.michelarosati.it).

Abbiamo tutti negli occhi le immagini di quanto accaduto all'Isola del Giglio: quella nave da crociera, regina dei mari, adagiata a pochi metri dalla riva e la confusione, lo smarrimento, il terrore dei suoi passeggeri.
Eventi traumatici estremi, che causino morte o minaccia di morte o lesioni gravi o minacce all’integrità fisica propria o di altri, così come avviene anche in caso di disastri naturali, possono provocare una violenta reazione d’ansia e mettere in serio pericolo la salute mentale.

Subito dopo aver vissuto esperienze di questo tipo ci si può sentire storditi, apatici, emotivamente distaccati, poi anche irritabili e angosciati per i danni subiti e, in genere, non si riesce a smettere di pensare all’accaduto. In buona parte dei casi, questi sintomi tendono a risolversi favorevolmente col passare dei giorni, soprattutto se si riceve il supporto adeguato. 

Alcune persone, invece, sviluppano un vero e proprio Disturbo da Stress Post-Traumatico (DSPT), che, come ogni altra patologia della psiche, viene diagnosticato dallo specialista. Chi ne soffre, tra le altre cose, si allarma con estrema facilità, si sente teso e può soffrire d’insonnia. Tipicamente ha incubi e flashback ricorrenti legati al trauma e cerca di evitare qualsiasi pensiero o persona che gli ricordi la situazione catastrofica da cui ha avuto origine il problema. Questi sintomi possono comparire subito dopo l’evento o a distanza di molti mesi e sono talmente invalidanti da compromettere in maniera significativa aspetti fondamentali della vita quotidiana. 

Quali sono i maggiori fattori di rischio identificati dagli studiosi? Primo fra tutti, il grado di intensità con cui si è stati esposti al disastro: chi ha vissuto in prima persona l’evento catastrofico ha maggiori probabilità di incorrere in problematiche psicologiche, rispetto a chi ne ha soltanto avuto notizia in modo indiretto. Altri fattori di rischio sono legati al sesso e all’età del soggetto: le donne e gli adulti, fra i 40 e i 60 anni, in genere riportano un livello di stress molto più marcato. 

Un ruolo fondamentale è giocato dalle proprie risorse personali, poiché non tutti reagiscono a tali eventi nello stesso modo. L'essere molto fatalisti, ad esempio, sembrerebbe associato a esiti psicologici più negativi, poiché diminuirebbe il senso di autocontrollo sugli eventi della propria vita, con il deleterio effetto di ricercare meno attivamente aiuto e supporto sociale.

Viceversa, un atteggiamento positivo, la sensazione di poter gestire la situazione anche se problematica, la fiducia nel fatto che la vita sia ancora in gran parte prevedibile e sotto controllo, sono fattori correlati a una migliore condizione psicologica successiva al trauma. In ogni caso, i sopravvissuti a un evento traumatico, che abbiano sviluppato una sintomatologia significativa e un disagio persistente, anche a distanza di tempo, dovrebbero richiedere la consulenza degli specialisti (psichiatra e psicoterapeuta) ed eventualmente sottoporsi alle cure appropriate, qualora se ne ravvedesse la necessità.

Ecco alcuni consigli per chi ha prenotato una crociera e magari si sente spaventato da quanto accaduto al Giglio.

1. Se avete scelto di andare in crociera ma vi sentite spaventati dal tragico naufragio della Costa Concordia, ricordate che eventi di questo tipo sono piuttosto rari: dopo l’impatto prevalentemente emotivo del primo momento, dunque, è bene affrontare l’argomento con razionalità. 

2. Utilizziamo questa occasione per diventare passeggeri migliori, spesso troppo distratti rispetto alle norme che riguardano la sicurezza. Un viaggio tranquillo comincia proprio da qui: sapere cosa fare in caso di emergenza può servire a evitare che il panico si impadronisca di noi, permettendoci non solo di salvarci la vita ma anche di vivere un’eventuale esperienza difficile in modo meno traumatico.

3. Una volta stabilito un piano d’azione in caso di emergenza, non ha molto senso continuare a preoccuparsi. La preoccupazione personale non ha alcuna influenza sul verificarsi o meno di alcuni eventi incontrollabili (come un naufragio), ma può rovinare completamente la tanto agognata vacanza. 

4. In alcune persone particolarmente sensibili anche il bombardamento mediatico riguardante la tragedia appena accaduta può provocare uno stress intenso e contribuire ad attivare (o ri-attivare) paure o fobie. Meglio affrontare il problema con uno specialista, che attraverso alcuni colloqui, sarà in grado di suggerire il percorso più adatto al superamento del problema.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Michela Rosati

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