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Schizofrenia: uno studio apre strada a nuovi farmaci

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Pubblicato il: 27-02-2012
Sanihelp.it - Si aprono nuove prospettive nella comprensione della schizofrenia, patologia altamente invalidante che colpisce circa 500.000 persone in Italia.

Il Brain Center for Motor and Social Cognition dell’Istituto Italiano di Tecnologia e Università degli Studi di Parma, il Gruppo di Neuroscienze Psichiatriche del Dipartimento di Neuroscienze e Organi di Senso e l’Unità di Medicina Nucleare dell’Università di Bari e il Dipartimento di Radiologia di Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo sono autori di uno studio che ha identificato in che modo la diversa concentrazione dei recettori D2 presenti nel corpo striato del cervello influenza l’attività del Default Mode Network (DMN), circuito fortemente implicato in gravi stati patologici, quali la schizofrenia.

Il DMN e il Task Positive Network (TPN) sono due dei circuiti maggiormente implicati nella mediazione di alcune funzioni cognitive. In particolare, il TPN entra in funzione nel momento in cui il cervello è deputato all’azione e, quindi, è orientato verso il mondo esterno.
Al contrario, il Default Mode Network si attiva nel momento in cui il cervello è in una fase di introspezione o di pensiero.

La possibilità per il cervello di eseguire questo passaggio è di fondamentale importanza e, quando ciò non avviene, si manifestano difficoltà di esecuzione di compiti cognitivi che sono comuni a diverse gravi malattie mentali, tra cui la schizofrenia.

Questo studio ha permesso di determinare un possibile meccanismo neurale alla base del funzionamento dei farmaci antipsicotici.
Capire che delle variazioni genetiche fisiologiche della concentrazione dei recettori D2 possono influenzare due circuiti importanti nella manifestazione di una malattia così grave è un fondamentale passo avanti per poter sviluppare nuovi farmaci.


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Istituto italiano di tecnologia

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