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Malattie sessuali

L'HPV insidia la salute riproduttiva

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Pubblicato il: 28-02-2012

Il papillomavirus umano non è legato solo a malattie tumorali, ma può ostacolare anche la procreazione. Un motivo per vaccinare anche i maschi

L'HPV insidia la salute riproduttiva © Photos.com Sanihelp.it - Responsabile del tumore del collo dell’utero, il Papillomavirus umano può creare anche problemi di salute riproduttiva alla coppia: è quanto emerge dal convegno di medicina della riproduzione svoltosi recentemente ad Abano Terme (Padova). In particolare, l’HPV sembra influire sulla fertilità maschile: gli spermatozoi infettati, infatti, avrebbero meno possibilità di fecondare la cellula uovo femminile.

A conferma di questa ipotesi, i ricercatori del Servizio per la patologia della riproduzione umana dell'Azienda ospedaliera universitaria di Padova nell'ultimo anno hanno individuato la presenza dell'Hpv negli spermatozoi nel 20% di 300 pazienti infertili. E non è tutto: «La fecondazione in vitro con spermatozoo infettato induce un esito negativo della tecnica di inseminazione artificiale» aggiunge Carlo Foresta, direttore dell’ospedale padovano.

I rischi continuerebbero anche dopo il concepimento: «Se c'è un'infezione da Hpv nel liquido seminale di un uomo, aumenta anche il rischio di aborto nella donna» ha infatti dichiarato sempre durante il convegno il dottor Antonio Perino, direttore della clinica ostetrica e ginecologica dell'università di Palermo.

«Questi risultati confermano la necessità di considerare la vaccinazione per l'Hpv anche nel giovane maschio» sottolinea il dottor Foresta, riaprendo un discorso mai davvero concluso. In Italia, infatti, la vaccinazione contro il Papillomavirus umano è attiva e gratuita per le ragazzine di dodici anni, ma già da tempo si discute sull’opportunità di estenderla anche ai coetanei maschi.

Anche Sergio Pecorelli, presidente dell'Agenzia italiano del farmaco (Aifa), ritiene opportuno pensare a una vaccinazione anche al maschile, ricordando come l’HPV non rappresenti un problema di genere ma generalizzato: «Non c'è solo il cancro del collo dell'utero, di cui il virus è responsabile al 100%, ma anche tumori ad ano (88-94%), vagina (64-91%), condilomi genitali (80%), pene (40%), faringe (25%) e cavità orale (10%)».

Cosa dicono i diretti interessati? Un progetto sperimentale avviato sui maschi tra gli 11 e i 15 anni, promosso dall'università di Brescia, e finanziato da soggetti privati e dalla Regione Lombardia, per capire quanta adesione ci sarebbe stata in caso di vaccinazione su maschi, «ha dato buoni risultati, dimostrando l'attenzione verso questo problema anche da parte maschile» annuncia Pecorelli. E voi cosa ne pensate: fareste vaccinare i vostri figli maschi?


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