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Sopravvivere ai capricci

Vademecum anticapricci

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Pubblicato il: 13-03-2012

8 utili consigli dei pediatri per gestire le scenate dei più piccoli senza perdere le staffe.

Vademecum anticapricci © Photos.com Sanihelp.it - Urla, schiamazzi, calci e pugni... La prima reazione dei genitori di fronte ai capricci, di solito, è preoccupazione o delusione, perché si teme che questo sia il segnale di un futuro carattere violento o la conseguenza di non essere stati all’altezza del proprio ruolo.

E invece, secondo i pediatri, non c’è motivo di allarmarsi. Come sostiene infatti il dottor Giuseppe Di Mauro, pediatria e presidente della SIPPS (Società italiana di pediatria preventiva e sociale): «I primi No sono una manifestazione tipica e naturale di quasi tutti i bambini tra i due o tre anni, a volte anche a partire dai 12 mesi che, forti di una maggiore autonomia acquisita, iniziano a mettere alla prova se stessi e gli altri e a confrontarsi con il mondo che li circonda».

I capricci si verificano di solito intorno ai due anni, età in cui in media uno su cinque li fa almeno due volte al giorno; non si può invece definirli tali prima dei 5-6 mesi d’età.

Il dottor Leo Venturelli, pediatra SIPPS, dà alcuni consigli ai genitori per evitare comportamenti scorretti e potenzialmente dannosi nei confronti dei propri figli.

1. Stabilire poche regole semplici. Non più di una ventina, che vanno impostate fin da piccoli: per esempio, stare nel seggiolino in auto, non picchiare gli altri bambini, andare a dormire e alzarsi dal letto all’ora giusta.

2. Imparare a distinguere tra necessità e desideri. Il bambino piange per necessità se ha dolore, fame, paura, sonno, se è sporco; se piange perché desidera qualcosa si può decidere di accontentarlo oppure no; se piange per capricci la cosa migliore è ignorarlo, senza assumere atteggiamenti aggressivi o denigratori nei suoi confronti.

3. Intervenire subito. Se non si interviene, il bambino viziato avrà dei problemi, specialmente nell’età scolastica: sarà poco accettato dagli altri coetanei, perché troppo egocentrico e arrogante. Crescendo, diventerà un adulto infelice e poco motivato, incapace di affrontare i problemi.

4. Non cedere ai capricci, semmai coccolarli per aiutarli a superare la frustrazione per il No. Contrariamente a quello che si pensa, prenderli in braccio non induce al vizio.

5. Non pretendere un rapporto paritario col bambino. A due anni, parlare di regole è prematuro, si può iniziare a 4-5 anni a spiegare cosa è la disciplina. Verso il 14-16 si può iniziare a stabilire insieme a lui norme e punizioni.

6. Attenzione alle punizioni troppo severe! Botte o schiaffi danno un cattivo esempio e in più si avvalora la legge del più forte. Se è difficile trattenersi, è meglio allontanare il bambino, imponendogli per esempio di restarsene in camera.

7. Se scappa lo scapaccione non farne un dramma, né scusarsi con il piccolo, ma imparare a controllarsi di più.

8. Chiamare il pediatra se: il comportamento sbagliato è anche pericoloso, si ripetono troppi casi di comportamento errato, ci sono disturbi comportamentali anche a scuola, si associa depressione, ci sono disaccordi tra genitori nei metodi per ottenere la disciplina, non si riesce a evitare punizioni fisiche, non c'è miglioramento nonostante i tentativi sopra descritti.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
SIPPS

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