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Bambini e disturbi del sonno

Perché non vuole fare la nanna?

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Molti bambini soffrono di disturbi del sonno. Ecco qualche consiglio per genitori stressati: come riconoscerli, come affrontarli… e come evitare le notti in bianco!

Sanihelp.it - Non esiste genitore al mondo che non abbia passato almeno qualche notte a cercare di decifrare, e soprattutto interrompere, i pianti del figlio appena nato. Nei primi mesi di vita è abbastanza normale che il bimbo si svegli piangendo per la fame o per altre necessità primarie, ma dietro ai bruschi risvegli notturni a volte si nascondono altre problematiche.

Quando il bambino è ancora in età da svezzamento, per esempio, spesso rifiuta di addormentarsi se non attaccato al seno della mamma: ormai ha assimilato l’abitudine di addormentarsi cullato dalla mamma, con un biberon o un succhiotto, e se si sveglia in piena notte e non li trova, urla stizzito.
La tentazione di lasciarlo piangere può essere forte, specie se incoraggiata da consigli pseudo-pediatrici.
Ma mettere i tappi e far finta di niente è un errore: anche se non ci sono problemi particolari, per il bambino si tratta di un momento di insicurezza che non può affrontare da solo.

L’unica via d’uscita è cercare di fargli capire che non è solo, che non deve avere paura; pian piano accetterà di addormentarsi da solo. È importante mostrarsi tranquilli e comprensivi: a certi orari sembra impossibile, ma arrabbiandosi non si fa che creare pericolose tensioni madre-figlio, che rendono il sonno del bambino ancora più fragile.

Anche la permanenza in ospedale, specie nei primi anni di vita, può essere causa di disturbi gravi nell’addormentamento: il bambino tende ad associare le notti dopo il ritorno a casa con la paura, provata in ospedale, di venire lasciato solo in un luogo estraneo.
Il modo migliore per evitare dei traumi, anche in questo caso, è la presenza costruttiva della madre: pur non potendo spiegare a parole questo concetto al figlio, dovrà sforzarsi di fargli capire che l’ospedale è una prova da superare insieme alla mamma, che non lo lascerà mai solo.

Quando il bimbo cresce il discorso cambia: con l’inizio della scuola potrebbe soffrire di un ritardo di fase.
In pratica, si addormenta sempre più tardi, e con sempre più fatica. Pian piano i momenti di riposo non bastano più a recuperare le carenze di sonno, a scuola la concentrazione diminuisce, il senso di affaticamento aumenta.

La causa di questo disturbo è spesso dovuta alla presenza di due desideri contrastanti nel bambino: pur sapendo che il giorno dopo sarà stanco e ne risentirà a scuola, non vuole addormentarsi per partecipare alla vita familiare che continua.
Dispiacere, senso di colpa e paura per il giorno dopo generano una forte angoscia, e in men che non si dica il sonno se n’è andato.

Un discorso a parte riguarda gli incubi, che nei bambini sono spesso la causa di bruschi e spaventati risvegli. Soprattutto tra i 2 e i 4 anni si presentano di frequente, perché il bambino trasferisce inconsciamente nei sogni le paure che lo assalgono da sveglio, nel mondo degli adulti ancora troppo grande per lui.
Per combattere gli incubi, sia a quest’età che dopo, è necessario rivalutare il rituale di coricarsi.

Leggete a vostro figlio qualche favola, anche terrificante: gli darà la possibilità di interiorizzare durante la veglia i momenti troppo forti della giornata.
Anche i tanto criticati videogiochi, se usati nella giusta misura, possono aiutare il vostro bambino: risponderanno alla sua necessità di battere nemici fittizi, e di diventare finalmente un coraggioso eroe!
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di Redazione Sanihelp.it 
Fonte: Héléne de Leersnyder, Il sonno del bambino, Pendragon 2003
Tags: Disturbi del sonno, addormentamento,
Revisione: 29-06-2009

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