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I risultati del Secondo Osservatorio Nutrikid Nestlé

Obesità: i dieci fattori di rischio

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Pubblicato il: 02-04-2012

Circa il 30% dei bambini è in sovrappeso ma anche il 10% dei normopeso è a rischio. I risultati dell'Osservatorio Nutrikid Nestlé in collaborazione l'Ospedale San Paolo di Milano e con SPES – Società per l'Educazione alla Salute.

Obesità: i dieci fattori di rischio © Photos.com Sanihelp.it - La percentuale dei bambini in sovrappeso e obesi si conferma al 29%, ma c’è un altro 10% che desta preoccupazione perché può definirsi a rischio. I comportamenti che rendono questi bambini predisposti sono: BMI (indici di massa corporea) dei genitori, abitudine a spuntino e merenda qualitativamente non corretti, prima colazione non adeguata e scarso movimento. A renderlo noto, i dati del Secondo Osservatorio Nutrikid realizzato da Nestlé in collaborazione con la Clinica Pediatrica dell’Ospedale San Paolo di Milano e con SPES – Società per l’Educazione alla Salute e il centro di ricerca Ales Research. Gli oltre 4.400 questionari compilati nel 2011 dai genitori nell’ambito del progetto didattico Nutrikid mostrano alcuni trend significativi per valutare possibili interventi preventivi, oltre che educativi. 

Sono dieci i principali fattori di rischio nelle abitudini dei bambini o nelle caratteristiche familiari ed è stato riscontrato che ben l’85% dei bambini coinvolti in tale progetto presenta almeno 5 di questi 10 fattori.
1. BMI (Body Mass Index) dei genitori (impatto sul BMI 23%).
2. Spuntini e merende non corretti (impatto sul BMI 12%).
3. Sesso del bambino maschio (impatto sul BMI 12%).
4. Area Geografica - Sud e isole (impatto sul BMI 7%).
5. Colazione non corretta (impatto sul BMI 6%).

6. Figura di riferimento; se i genitori demandano ad altri il loro ruolo nell’educazione alimentare (impatto sul BMI 6%).
7. Poca attività fisica (impatto sul BMI 5%).
8. Abitare in città (impatto sul BMI 5%).
9. Cosa si beve fuori o durante i pasti (impatto sul BMI 5%).
10. Titolo studio genitori non elevato (impatto sul BMI 4%).

La dottoressa Elvira Verduci della Clinica Pediatrica Ospedale San Paolo Università degli Studi di Milano, spiega: «Il rischio relativo per un bambino obeso di diventare un adulto obeso aumenta con l’età ed è direttamente proporzionale alla gravità dell’eccesso ponderale. Fra i bambini obesi in età prescolare, dal 26 al 41% è obeso da adulto, e fra i bambini in età scolare dal 42 al 63%. La percentuale di rischio sale al 70% per gli adolescenti obesi. Ecco perché è importante conoscere i fattori di rischio per la comparsa di sovrappeso e obesità e perché in tale ambito è importante parlare di prevenzione. L’avere uno o entrambi i genitori obesi è il fattore di rischio più importante per la comparsa dell’obesità in un bambino. Le abitudini alimentari scorrette, soprattutto al di fuori dei due pasti principali (colazioni, spuntini e merende non adeguate) e i comportamenti sedentari (poca attività fisica, abitare in città quindi con poche infrastrutture e occasioni di movimento) hanno un’influenza sul BMI del bambino per il 28%. 

Andando nel dettaglio del comportamento alimentare si individuano le abitudini da correggere o migliorare. Se infatti il 90% dei bambini sembra consumare la prima colazione con regolarità, il 44% di questi la fa però in maniera ripetitiva, mangiando sempre più o meno gli stessi cibi. Sappiamo invece come la varietà dell’alimentazione sia importante. Che fare la colazione sia una regola d’oro lo dimostrano anche i dati relativi a coloro che invece non fanno colazione al mattino: tali bambini tendono ad avere abitudini alimentari sbagliate anche nel corso di tutta la giornata, ad esempio mangiano meno frutta e prediligono patatine.

La colazione deve essere considerata un pasto, da variare e alternare negli alimenti. Abituare ad alcune buone regole non rappresenta solo una necessità per garantire ai bambini i corretti apporti nutrizionali, ma significa modificare man mano lo stile di vita. Iniziare a fare una colazione varia ed equilibrata, ad esempio, conduce a uno spuntino di metà mattina nutriente ma leggero (pari al 5% dell’apporto calorico giornaliero) così da permettere un pranzo adeguato, che deve coprire il 40% dell’introito giornaliero completo. Arrivare al pranzo con appetito, ma senza lo stomaco vuoto, può modulare l’assunzione calorica del pasto successivo evitando quindi pigrizia e stanchezza nel pomeriggio. La merenda del pomeriggio, a sua volta, deve essere uno spuntino non un pasto e coprire il 10% dell’apporto calorico totale. I dati dimostrano poi che chi inizia ad avere corrette abitudini alimentari si avvia anche ad una maggiore attività fisica e a combattere la sedentarietà nei piccoli gesti considerati fatti importanti nel rischio di sovrappeso e obesità».

Un altro dato importante riguarda il consumo di pesce e di verdura: il 21% e il 31% del campione consumano pesce e verdura solo occasionalmente o non ne consumano affatto. «In generale - commenta la dottoressa Verduci - il consumo di frutta e quello di verdura sono abitudini strettamente collegate tra di loro. Per questo è utile sensibilizzare le famiglie al consumo di frutta durante gli spuntini, così da abituare il gusto e far da traino per il consumo di verdure durante i pasti».

É chiaro dunque che oggi la corretta alimentazione non si gioca su singoli alimenti buoni o cattivi in sé ma sull’insieme delle scelte giornaliere, all’insegna della varietà e dell’equilibrio nutrizionale. 


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Osservatorio Nutrikid NestlÚ

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