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Il tumore al polmone nei non fumatori

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Pubblicato il: 10-04-2012

I ricercatori del Translational Genomics Research Institute hanno iniziato a identificare le mutazioni e le trasformazioni cellulari che causano il tumore del polmone nei non fumatori.

Il tumore al polmone nei non fumatori © Photos.com Sanihelp.it - I ricercatori ritengono che questo possa essere il primo passo per identificare potenziali bersagli terapeutici; sottolinea Timothy G. Whitsett, ricercatore presso la TGen's Cancer and Cell Biology Division: «Siamo a un punto di partenza, certamente le forme di alterazione dell'espressione genica sono numerose. Abbiamo a che fare con un sottoinsieme molto importante di pazienti con cancro ai polmoni e la nostra ricerca mira a identificare i percorsi e i geni potenzialmente guida per questo tipo di tumore».

I protocolli definiscono non fumatori le persone che nella vita hanno fumato meno di cento sigarette. In costoro si verificano circa il 10% dei casi di tumore al polmone. I ricercatori hanno coinvolto tre donne con adenocarcinoma: una non fumatrice con malattia in stadio precoce, una non fumatrice con malattia in stadio avanzato e un fumatore con malattia in stadio precoce. Il team ha eseguito su ogni paziente sia il sequenziamento del genoma (WGS) sia il sequenziamento dell'intero trascrittoma (WTS), con l’obiettivo di identificare le mutazioni genetiche e le alterazioni che avrebbero potuto portare allo sviluppo e alla progressione del carcinoma polmonare.

«Nel non fumatore con tumore in fase iniziale, ci sono pochissime mutazioni nel genoma, ma quando abbiamo analizzato l'intero trascrittoma abbiamo potuto individuare le differenze di espressione genica». Nel non fumatore con malattia in stadio avanzato, i ricercatori hanno trovato mutazioni in un «classico gene-soppressore del tumore». L’ipotesi degli studiosi è che mutazioni del gene soppressore siano un fattore del tumore al polmone nei non fumatori. Whitsett ha infine precisato che l'utilizzo di WGS e WTS per identificare le origini molecolari della malattia «è diventato un modo per immergersi in un singolo tumore per cercare di capirne i percorsi e individuare dei possibili interventi terapeutici».


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Agi

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