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I consigli di Assomensana

Multitasking senza stress

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Pubblicato il: 17-04-2012

Come svolgere con successo più attività in rapida successione e senza stress? Vediamo le indicazioni di Assomensana, l'associazione di neuropsicologi che si occupa di migliorare le facoltà mentali di tutti, a ogni età.

Multitasking senza stress © Photos.com Sanihelp.it - Parlare al telefono e scrivere un’email, ascoltare una persona che parla e intanto leggere un documento: si chiama multitasking ed è la capacità di impegnarsi su più fronti nello stesso tempo, con un importante investimento di forza e concentrazione per non perdere efficienza.

A lungo andare però, la superattività tipica del multitasking potrebbe condurre a pericoli psicologici e fisici. Come evitarlo? Ecco i consigli del dottor Giuseppe Alfredo Iannoccari, presidente di Assomensana, ente non profit impegnato nella prevenzione dell’invecchiamento mentale: «Nonostante la vita moderna offra una serie illimitata di possibilità e le tecnologie consentano di risparmiare e di accelerare i tempi, in realtà di tempo ne abbiamo sempre meno per cui, per ottimizzare quello a disposizione, facciamo più compiti (task) contemporaneamente. Ma questa modalità è insolita per il nostro sistema nervoso centrale, che si è abituato nel corso dei millenni a fare solo una cosa per volta. A questa legge umana, sfugge in parte il genere femminile, che, dovendo badare alla prole, ha sviluppato un sistema adeguato per ottemperare a più compiti nello stesso momento».

Da una ricerca condotta dall’Università della California emerge che in media ci si sofferma su un compito dai tre ai cinque minuti e che si svolgono circa dieci diversi tipi di lavori nell’arco della giornata. Le persone sono propense a svolgere più lavori contemporaneamente perché lo ritengono stimolante e un antidoto contro la noia. «La capacità di svolgere più mansioni insieme porta, ad esempio, ad andare in bicicletta e conversare con un amico, a guidare l’auto e parlare col passeggero; rispondere al telefono e mescolare la minestra.

A ben vedere, queste attività non richiedono lo stesso impegno, ma differiscono in quanto una ha bisogno di attenzione mentre l’altra è automatica (pedalare, guidare, mescolare la minestra). Ma non mettiamo limiti: le azioni possono diventare anche tre o più, se per esempio si aggiunge la masticazione di un chewingum oppure battere il piede a ritmo di musica. In queste condizioni, è possibile fare più cose insieme, ma se il secondo compito necessita della stessa quota di attenzione dell’altro, allora uno dei due ne farà le spese in termini di precisione o di completamento

Infatti, l’attenzione è una risorsa limitata che può essere dedicata a un’attività per volta e per periodi limitati di tempo. Il regista di questa preziosa facoltà è il sistema attentivo supervisore, posizionato nel lobo frontale, che decide di volta in volta come distribuire le poste attentive (goal shifting: dare priorità a un obiettivo). Quando spostiamo l’attenzione su un altro compito, vengono riprese anche le regole che disciplinano il nuovo obiettivo (rule activation) finché ritorna su quello principale. Questi passaggi da una mansione all’altra non sono semplici e veloci e dipendono dalla complessità del nuovo obiettivo. Ognuno di loro provoca un periodo di refrattarietà psicologica, una sorta di cecità momentanea, che rallenta la risposta al secondo stimolo. 

Sospendere momentaneamente un’attività a volte si rivela anche produttivo. Infatti il periodo di distrazione può essere utile per riprendere il compito principale con una nuova visione. Tuttavia, se anche l’accuratezza delle nozioni apprese non cambia nelle due condizioni (sequenziale e parallelo), cambia la disponibilità dell’informazione e la possibilità di aumentare la flessibilità del pensiero, in quanto vengono coinvolte aree cerebrali differenti. Nel primo caso, quello della sequenzialità dei compiti, l’informazione viene depositata nell’ippocampo, che conserva le memorie dichiarative, quelle che si possono richiamare per altre situazioni e in altri contesti. Invece nel lavoro in parallelo, le informazioni vengono depositate nello striato, una struttura sottocorticale dedicata alla memoria procedurale, implicita, difficilmente disponibile a essere ripresa e impiegata in situazioni diverse».

Si può allenare la capacità multitasking? Un esercizio mirato c’è, spiega Iannoccari: «Davanti a sé bisogna disporre un cellulare, un PC, una rivista, un giornale, un foglio di carta e una radio e poi puntare un timer in modo che suoni ogni due minuti. Tutte le volte che si sente il suono, si deve cambiare attività (leggere o scrivere sms, sfogliare il giornale e leggere un articolo, fare calcoli sul foglio di carta e navigare su Internet, ascoltare le parole udite alla radio). Man mano che si diventa più abili nel passare da un compito all’altro e nel ricordare le varie informazioni che si apprendono dalle diverse fonti, va ridotto il tempo disponibile per ciascuna attività, ad esempio è opportuno puntare il timer a 90 secondi, poi a 75 e così via».


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Assomensana

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