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Farmaci in allattamento: sì o no?

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Pubblicato il: 02-05-2012

Meno del 33% dei farmaci oggi in commercio dispone di dati sull'uso in allattamento. Mentre si attendono nuovi dati, ecco i consigli per le neomamme.

Farmaci in allattamento: sì o no? © Photos.com Sanihelp.it - Circa due terzi dei farmaci attualmente sul mercato non disporrebbe di studi sul loro utilizzo durante la gravidanza o l’allattamento: sono questi i dati che emergono dalle ultime ricerche presentati dal dottor Tom Hale, professore di Pediatria e vicedirettore della ricerca alla Texas Tech University School of Medicine, in occasione del 7° International Breastfeeding and Lactation Symposium di Medela. 

Se la maggior parte dei farmaci oggi disponibili riporta nel proprio foglietto illustrativo indicazioni che ne sconsigliano l’utilizzo alle donne in gravidanza o che stanno allattando, in molti casi questo sarebbe dovuto più alla carenza di valutazioni sui possibili effetti collaterali che a una reale pericolosità. Fondamentale, dunque, rivolgersi al proprio medico per una valutazione accurata della terapia da seguire per continuare ad allattare in sicurezza.

I risultati iniziali delle ricerche effettuate dimostrano infatti che non tutti i farmaci devono essere interrotti e che sono spesso disponibili valide alternative, in particolare per terapie fondamentali nel post-parto come antidepressivi e antipsicotici.

Quasi tutti i farmaci passano nel latte materno, ma nella maggior parte dei casi, il neonato ne assume attraverso il latte una quantità molto bassa, che non comporta rischi. La quantità di farmaco che passa nel latte dipende dal tipo, dalla dose e dalla durata. È perciò consigliabile assumere i farmaci, solo se prescritti dal medico, alla dose indicata e per il minor tempo possibile.

«Il numero di farmaci in circolazione aumenta ogni anno e, quando vengono immessi sul mercato, questi non dispongono di informazioni sulle interazioni con l’allattamento - spiega il dottor Hale - Ci auguriamo che gli studi sull’allattamento diventino un obbligo di legge per l’immissione sul mercato dei farmaci».

Partendo dall’assunto che prima o poi tutte le madri che allattano si trovano a dover prendere farmaci, il team del dottor Hale ne ha studiato il meccanismo di trasferimento al latte. Obiettivo: valutare l’impatto della presenza del farmaco nel latte sul neonato in base alla sua età, al volume del latte e al tipo di farmaco.

In attesa di conoscere i risultati del suo lavoro, ecco alcuni consigli generali sul trattamento delle patologie più comuni:
-Febbre e dolore: sì a paracetamolo e ibuprofene, no all’aspirina (acido acetilsalicilico).
-Tosse e raffreddore: sì agli spray decongestionanti per il naso, ma solo per 2-3 giorni.
-Stipsi ostinata: sì ai lassativi osmotici (per esempio lattulosio) e a quelli a base di alghe o di gomma di Guar, ma solo per uso occasionale e per pochi giorni.
-Emorroidi: sì al paracetamolo e a pomate contenenti anestetici locali, no ai farmaci a base di flavonoidi.
-Infezioni: sì agli antibiotici, ma solo se prescritti dal medico.

Per ridurre la quantità di farmaco presente nel latte, può essere utile assumere il farmaco subito dopo la poppata e, se possibile, lasciar trascorrere un intervallo di 3-4 ore tra l’assunzione del medicinale e la poppata successiva. È fondamentale chiamare il pediatra se il bambino dovesse avere vomito, diarrea, difficoltà ad attaccarsi al seno, eccessiva sonnolenza o eccessiva agitazione.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Medela

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