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Tumori: troppa la diversità di accesso alle terapie

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Pubblicato il: 17-05-2012
Sanihelp.it - I pazienti oncologici dovrebbero avere le stesse opportunità di cura, assistenza e trattamento. Nel nostro Paese invece i nuovi farmaci antitumorali sono subito disponibili solo in Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia-Giulia, Marche e nella Provincia autonoma di Bolzano, dove vengono recepite immediatamente le indicazioni registrative dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). In tutte le altre regioni, dotate di un proprio Prontuario, i farmaci nuovi non vengono resi disponibili ai malati fino a quando, e solo se, vengono esaminati e approvati anche da Commissioni tecnico-scientifiche regionali.

A denunciare questa situazione è la FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) in occasione della VII Giornata nazionale del malato. Spiega il professor Francesco De Lorenzo, presidente Favo: «Insieme all’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e alla Società Italiana di Ematologia (SIE) abbiamo inviato una lettera al Ministro della Salute Renato Balduzzi per evidenziare questa situazione preoccupante. Dall’autorizzazione internazionale di un farmaco alla delibera che ne permette l’immissione in commercio in Italia trascorrono in media dai 12 ai 15 mesi. E ulteriori ritardi sono determinati dai tempi di latenza per la messa a disposizione a livello regionale dopo le approvazioni degli enti regolatori internazionali e nazionali. Le lentezze del sistema rischiano di creare disparità tra i pazienti italiani e quelli di altri Paesi europei e tra i malati che risiedono in Regioni diverse». 


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AIOM

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