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Fibrillazione atriale: i diritti del malato in una Carta

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Pubblicato il: 31-05-2012
Sanihelp.it - Garantire una migliore diagnosi e trattamento della fibrillazione atriale e più efficaci misure per prevenire l’ictus a essa collegato, facendole diventare una priorità sanitaria nazionale; migliorare le conoscenze e la pratica clinica del personale sanitario per garantire ai pazienti un trattamento appropriato durante tutto il percorso assistenziale; creare Registri Nazionali degli Ictus per registrare in modo sistematico e accurato l’incidenza, la prevalenza e gli esiti delle persone con ictus correlato alla fibrillazione atriale; promuovere campagne di informazione per aumentare la consapevolezza dei cittadini sulla patologia e sui suoi rischi.

Questi alcuni dei principali punti contenuti nella Carta Globale del Paziente con Fibrillazione Atriale presentata per la prima volta in Italia. Realizzata a livello internazionale da oltre 40 tra Società Scientifiche e Associazioni pazienti tra cui, per l’Italia, Cittadinanzattiva e Alice - Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale contiene le principali raccomandazioni che Istituzioni, Aziende Sanitarie, Enti Regolatori e Governi Nazionali dovrebbero attuare per salvare vite umane, migliorare la vita dei pazienti, ridurre l’impatto della malattia e gli enormi oneri a essa collegati.

Attualmente si stima che in Europa oltre 6 milioni di persone siano affetti da questa patologia, anche se ci si aspetta un’ulteriore crescita, legata all'invecchiamento della popolazione. La fibrillazione atriale è causa del 15-20% di tutti gli ictus trombo embolici, il disturbo cardiovascolare più comune dopo le cardiopatie, che colpisce 9,6 milioni di persone in Europa, con un’incidenza di 2 milioni di soggetti l’anno. Inoltre gli ictus collegati a fibrillazione atriale sono più gravi, provocano invalidità maggiori e sono associati a un aumento del 70% del tasso di mortalità rispetto agli eventi che colpiscono chi non ne è affetto.

Esiste però una scarsa conoscenza della patologia e dei rischi a essa collegati. Recentemente l'Associazione Alice, insieme all’Università degli Studi di Firenze e al Censis, ha realizzato un’indagine dalla quale emerge che 77 persone su 100 affermano di sapere che cosa sia l’ictus, ma di questi solo 50 rispondono che è una malattia che colpisce il cervello.

Quando, poi, si è chiesto di individuare quali fossero i fattori di rischio per l’ictus, al 1° posto viene nominata l’ipertensione, al 2° le dislipidemie, al 5° il diabete, al 6° le malattie cardiache. Nella realtà sappiamo che il 58% dei malati che hanno avuto un ictus sono malati di cuore, il 40% dei quali soffre di fibrillazione atriale. Questo è un gap di informazione molto grave che va colmato.


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