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La mamma triste: il baby blues

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Pubblicato il: 03-05-2004

La gioia di avere un figlio a volte è offuscata dalla depressione post partum, un disturbo poco noto e con diversi livelli di gravità. Ma si può curare e tornare a sorridere: fare la mamma è il lavoro più bello!

Sanihelp.it - Nietzsche diceva: «Tutto nella donna è enigma, e tutto nella donna ha una soluzione: questa si chiama gravidanza».
Diventare mamma non è solo istinto di riproduzione della specie. Significa trasmettere la propria storia, costruire attraverso stimoli fisici e spirituali una persona nuova ma già carica di sogni, desideri, ricordi. Diventare mamma vuol dire anche grande sforzo, da ricordare oltre il giorno della festa della mamma, ma soprattutto vuol dire immensa felicità.

Eppure, al di là della gioia e dell’emozione, l’esperienza positiva della maternità porta con sé un forte carico emotivo, che si traduce spesso in depressione post partum.
Nonostante la sua elevata diffusione, si tratta di un disturbo spesso trascurato e poco conosciuto.
Alla sua origine c’è la combinazione di tre fattori: il corpo, la mente e il contesto familiare.Nonostante la gravidanza abbia in sé tutte le potenzialità di un evento pieno di gioia, la donna si trova improvvisamente a dover affrontare, come in una sorta di passaggio iniziatico, grandi cambiamenti in tutti e tre gli ambiti.

A livello fisico, innanzitutto, l’abbattimento dei livelli di estrogeni, progesterone e cortisolo che si registra subito dopo il parto mette a dura prova l’umore delle neo-mamme. E fa versare all’80% di loro qualche inevitabile lacrima di latte.
Si tratta di un livello di depressione molto lieve e transitorio, noto come baby blues, che si risolve generalmente grazie all’affetto del partner e della famiglia.

A questa condizione normale, però, a volte si sommano altri fattori di rischio, come la predisposizione genetica alla depressione, lo stress eccessivo dovuto a una gravidanza in età troppo giovane o alla mancanza di appoggi (è il caso delle mamme-single o con famiglia lontana), e infine l’abuso di alcol e droghe.

Questi mix esplosivi possono sfociare in depressione puerperale vera e propria (15% delle neomamme globali), o peggio in psicosi puerperali (0,1-0,2% di tutti i parti).

Ma come si può riconoscere la presenza di questi disturbi, soprattutto nelle prime 4 settimane di normale abbassamento dell’umore? La ginecologa e sessuologa Alessandra Graziottin ha stilato, in occasione di un lavoro approfondito sulla depressione post partum, l’elenco dei campanelli d’allarme:

Profondo stato di tristezza e angoscia (umore disforico).
Difficoltà di concentrazione o nel prendere decisioni.
Astenia.
Modificazioni dell’appetito e del sonno.
Ricorrenti pensieri di morte o suicidio.
Sentimenti di inadeguatezza e sensi di colpa nei confronti del figlio.
Ansia eccessiva nei confronti del bambino.
In presenza di questi sintomi, chiedete aiuto al ginecologo: saprà indirizzarvi verso una cura a base di farmaci e psicoterapia, seguita da personale specializzato.

Se invece si tratta solo di baby blues, care mamme, la miglior cura è un compagno affettuoso e presente con voi e con il piccolo: per lui questo cibo affettivo è fondamentale quanto il latte per crescere bene, e il vostro umore migliorerà in fretta.
Tanti auguri!


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Redazione Sanihelp.it

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