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Terapia

Fegato: un farmaco per contrastare il tumore

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Pubblicato il: 03-07-2012

Risultati incoraggianti nell'ambito terapeutico dell'epatocarcinoma, il più frequente tumore primitivo del fegato. Uno studio coordinato da Humanitas Cancer Center dimostra l'efficacia di un nuovo farmaco.

Fegato: un farmaco per contrastare il tumore © Photos.com Sanihelp.it - Buone notizie nella ricerca: uno studio internazionale multicentrico condotto in cinque paesi tra Europa e Nord America e coordinato da Humanitas Cancer Center, ha dimostrato l’efficacia di un nuovo farmaco, Tivantinib, nella cura dell’epatocarcinoma (il più frequente tumore primitivo del fegato) in stadio avanzato. I risultati sono stati presentati in occasione del Congresso Annuale dell’ASCO (American Society of Clinical Oncology) a Chicago.

A presentare i dati all’Asco, la dottoressa Lorenza Rimassa, vice-responsabile di Oncologia Medica di Humanitas Cancer Center: «Fino alla scoperta di questo nuovo principio attivo esisteva solo una molecola, Sorafenib, in grado di tenere sotto controllo l’evolvere della malattia e di prolungare l’aspettativa di vita del paziente, nella fase avanzata della malattia, quando non è più possibile ricorrere a chirurgia o altre terapie loco-regionali».

Tivantinib è un farmaco biologico mirato (targeted therapy), una molecola intelligente in grado di colpire uno specifico bersaglio. Il farmaco è stato per il momento studiato in seconda linea, può essere quindi somministrato dopo Sorafenib, quando questo non è più efficace o tollerato dal paziente. Lo studio ha coinvolto 107 pazienti, 71 trattati con Tivantinib e 36 con placebo in fase iniziale (alla progressione di malattia anche i pazienti trattati con placebo potevano ricevere Tivantinib). In tutti i pazienti sottoposti a Tivantinib è stato registrato un netto rallentamento della progressione di malattia rispetto al placebo.

«Il Tivantinib è un farmaco somministrato per via orale e ben tollerato. L’unico effetto collaterale di grado severo osservato è stato la neutropenia (riduzione di una parte dei globuli bianchi) la cui incidenza, però, dopo riduzione del dosaggio nel corso dello studio, si è ridotta dal 21% al 6%. La scoperta comporta quindi notevoli vantaggi anche sotto il profilo della tollerabilità del farmaco, soprattutto poiché si tratta di pazienti nei quali, nella maggior parte dei casi, l’epatocarcinoma si sviluppa su un quadro di cirrosi epatica».

Il farmaco aveva già dato buoni risultati nella cura del tumore al polmone ed è in corso di studio anche nel tumore del colon. La sua efficacia nel tumore del fegato è però una novità assoluta. Alla ricerca presto farà seguito uno studio di fase III, su un più ampio numero di pazienti, fondamentale per confermare i risultati ottenuti e quindi poter registrare la molecola e renderla disponibile.


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Humanitas

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