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Scarpe e rischio fascite plantare

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Pubblicato il: 17-07-2012

Un tempo considerata solo a carico di calciatori e giocatori di pallacanestro, oggi la fascite plantare si sta diffondendo, complice l'eccessivo uso di tacchi alti, infradito e ballerine.

Scarpe e rischio fascite plantare © Photos.com Sanihelp.it - La fascite plantare è un’infiammazione delle fibre della pianta del piede che può rendere dolorose anche le attività più semplici, come salire e scendere le scale.

Il disturbo si manifesta con un dolore nella parte interna del tallone, più intenso al risveglio. Durante la giornata può affievolirsi fin quasi a scomparire per poi ricomparire a fine giornata quando il piede è stanco o dopo uno sforzo. Allo stesso modo nello sportivo è più intenso durante le prime fasi di allenamento.

«Un buon esercizio per allenare il piede a sopportare lo stress è lo stretching, sia della fascia plantare che del tendine di Achille. Gli esercizi devono durare almeno 1-2 minuti, da ripetere almeno dieci volte durante la giornata. È importante però rimanere entro la soglia del dolore per evitare un aggravamento dei sintomi. Nei soggetti che presentano qualche anomalia, ad esempio piede piatto o cavo, può essere utile un plantare ortopedico su misura che aiuta la postura corretta e riduce lo sforzo», spiega il dottor Stefano Santini, Dirigente di primo livello dell’ Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale S. Bortolo di Vicenza.

«Il primo approccio terapeutico è sicuramente non chirurgico; consigliamo l’uso di talloniere di silicone per un buon appoggio del tallone nella calzatura, la quale deve avere suola morbida e tacco di almeno due centimetri. Nelle fasi acute è necessario applicare ghiaccio per almeno un’ora la sera e ricorrere a una terapia di antinfiammatori per 3-4 giorni. Utili anche gli ultrasuoni associati a laserterapia oppure tecarterapia. Il trattamento non chirurgico è efficace nell’80% dei casi o addirittura nel 90-95% se accompagnato da 2-3 infiltrazioni cortisoniche, da non eseguire direttamente nella fascia plantare o nel tendine di achille ma nell’inserzione fasciale sul calcagno (pazienti diabetici e ipertesi vanno trattati con cautela). Se però questo tipo di intervento fallisce, l’esperto potrebbe consigliare la chirurgia dopo aver eseguito esami radiologici di secondo livello come RMN o scintigrafia ossea trifasica. L’intervento consiste in una fasciotomia plantare o rilascio della fascia, ottenuto praticando una piccola incisione di tre centimetri sul tallone o una mini-incisione di un centimetro con tecnica percutanea, non invasiva. In entrambi i casi bastano un day hospital e l’anestesia periferica; il paziente dovrà usare le stampelle per 2-3 giorni e dopo 15 giorni potrà tornare alla guida e alle attività normali. L’attività sportiva invece è bandita per due mesi.

È importante precisare che talvolta dolore al tallone e fascite plantare sono la spia di malattie reumatiche o sistemiche quali artrite reumatoide, psoriasi e gotta; in questi casi il trattamento dovrà tenere in considerazione anche la terapia della malattia di base».


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Orthopedika Journal

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