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E la mamma dove la mettiamo?

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Pubblicato il: 23-07-2012

L'esclusività di rapporto di una figlia con la migliore amica può mandare in crisi la mamma che si vede messa da parte.

E la mamma dove la mettiamo? © Photos.com Sanihelp.it - Davanti a questa estrema esclusività del rapporto amicale, i genitori possono vivere momenti nei quali si sentono impotenti, rabbiosi, oppure provano senso di esclusione: fino a qualche tempo prima la figlia si confidava con loro, si affidava al loro consiglio e lo trovava sempre utile; oggi non chiede più aiuto e quando riceve un suggerimento lo giudica quasi sempre inopportuno e non condivisibile. Il vissuto genitoriale è comprensibile e sensato, più che naturale: ogni cambiamento relazionale porta inevitabilmente con sé una serie di scivolamenti, cadute, riorganizzazioni e rimodellamenti. Non bisogna però perdere di vista alcuni elementi. Prima di tutto è fondamentale comprendere e accettare alcuni dati di fatto: la propria figlia sta crescendo, si sta separando, non è più la bambina un tempo dipendente in tutto e per tutto dai propri genitori e presto sarà anche lei parte dell’universo adulto. 

Nella maggior parte dei casi, quella delle migliori amiche è una fase di passaggio, per così dire intermedia, che permette alla ragazza di sperimentare legami nuovi rispetto a quelli noti e vissuti con i genitori: in un secondo momento, l’esclusività relazionale lascerà il posto a un maggior numero di rapporti meno simbiotici e psicologicamente più equillibrati, permettendo di riscoprire lo scambio con le figure genitoriali.

Non è detto, poi, che i genitori siano sempre e comunque i migliori interlocutori e interpreti dei propri figli: a volte il loro sguardo è troppo coinvolto e a causa di questa vicinanza si generano distorsioni che possono produrre errori di valutazione. Inoltre, ripensare alla propria adolescenza e rivederla (almeno in parte) nell’esperienza filiale può costituire un modo per sentire e capire meglio le problematiche dei giovani.

Ultimo, ma non per importanza: i genitori non sono né potranno mai essere amici dei loro figli e la semplice motivazione è che sono genitori. L’amicizia nasce in modo libero e spontaneo, in base ad affinità e diversità: i genitori non si scelgono, e neanche i figli. Già questo presupposto dovrebbe essere sufficiente per comprendere la natura immodificabile di questo genere di rapporti. Quando il rapporto genitore-figlio viene travestito da rapporto amicale, è sempre bene fermarsi a riflettere sulle motivazioni che inducono a questo tipo di comportamenti ed ai vissuti ad essi collegati.

Rincontrare i propri figli, alla fine o dopo l’adolescenza, sarà possibile se si sarà prima accettata la naturale separazione da loro: ricontrarli, allora, potrà essere piacevole perché, nonostante le differenze e le modifiche caratteriali, si potrà rintracciare quel filo rosso costituito da affetti, emozioni e ricordi che lega intimamente e inesorabilmente genitori e figli. 


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Intervista alla dottoressa Giorgia Aloisio

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