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La Di Martino dice addio alle Olimpiadi

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Pubblicato il: 17-07-2012

Uno strappo muscolare curato male obbliga la saltatrice Antonietta Di Martino a rinunciare alla partecipazione a Londra 2012.

La Di Martino dice addio alle Olimpiadi © Rete Sanihelp.it - Un infortunio alla vigilia di un grande appuntamento sportivo è probabilmente l’incubo peggiore per un atleta che ha sacrificato ore e ore di allenamenti in vista di quel preciso obiettivo. Un incubo che si è avverato per la nostra Antonietta di Martino, primatista italiana nel salto in alto e argento agli scorsi Mondiali indoor di Istanbul: non si è ripresa dall’ultimo infortunio ed è costretta a rinunciare alle Olimpiadi ormai imminenti.

A mettere ko l’atleta azzurra è stato uno strappo muscolare verificatosi lo scorso aprile durante gli allenamenti alle Canarie, lesione che sembra sia stata presa, è il caso di dirlo, sotto gamba. dallo staff medico. «Dopo l'infortunio del 24 aprile a Tenerife era stata diagnosticata ad Antonietta una semplice lesione muscolare al flessore della gamba sinistra» ha dichiarato Massimiliano Di Matteo, marito e allenatore della campionessa ufficializzandone la non partecipazione a Londra 2012.

Le lesioni muscolari sono un infortunio frequente in campo sportivo e in genere negli sport individuali sono conseguenza di un trauma indiretto, cioè non derivano da una contusione. Una lesione semplice implica la rottura di poche fibre muscolari. Nel caso specifico della Di Martino, però, pare che in realtà la lesione fosse di secondo grado, cioè con un danno a un numero maggiore di fibre muscolari.

«Non è purtroppo stato diagnosticato il problema principale, ed è emersa una grande e problematica infiammazione» continua l’allenatore. «Abbiamo aspettato per avere la certezza del quadro clinico. Dati alla mano però Antonietta deve alzare bandiera bianca. Dispiace molto, anche perché c'è stata non poca superficialità nell'affrontare questo infortunio». Un’amarezza, quella della saltatrice e del suo allenatore, comprensibile, visto che per la trentaquattrenne quella londinese potrebbe rappresentare l’ultima occasione, ormai sfumata, per un’Olimpiade.


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