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Cuore matto dopo il bypass

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Pubblicato il: 17-04-2004

Dopo un intervento di bypass coronarico, il rischio di sviluppare tachicardie e alterazioni del battito è più alto, ma non uguale per tutti: un recente studio ha individuato alcuni fattori scatenanti, che devono mettere in allerta.

Sanihelp.it - Secondo un recente studio, i soggetti di età superiore a 65 anni e coloro che sono sovrappeso hanno un maggiore rischio di sviluppare un’irregolarità del battito cardiaco potenzialmente fatale dopo essere stati sottoposti a un intervento di bypass.

Secondo il principale autore dello studio, il dottor Raimondo Ascione, il rischio di morte nei pazienti che sviluppano una tachicardia o una fibrillazione ventricolare dopo un intervento cardiochirurgico è molto elevato, e lo studio individua diversi fattori di rischio collegati all’irregolarità del battito cardiaco.

Ascione e i suoi colleghi del Bristol Royal Infirmary hanno raccolto dati relativi a 4411 pazienti sottoposti a interventi di bypass.
Di questi il 26% era stato sottoposto a un intervento di chirurgia coronarica beating heart, mediante la quale il cuore non viene temporaneamente fermato come avviene di solito.
Complessivamente 69 pazienti hanno avuto episodi di tachicardia o di fibrillazione ventricolare e 15 di essi erano tra i 61 pazienti deceduti entro 30 giorni dall’intervento.

Oltre a età e sovrappeso, l’appartenenza al genere femminile, una scarsa funzionalità cardiaca e il trattamento con un dispositivo per aiutare la pompa cardiaca sono stati tutti fattori collegati al maggiore rischio di irregolarità del ritmo cardiaco.
Per contro i pazienti sottoposti a intervento beating heart hanno evidenziato un minor rischio di tachicardia o fibrillazione ventricolare.

I ricercatori sottolineano inoltre che anche se nel gruppo di pazienti con tachicardia o fibrillazione ventricolare le morti in fase di ricovero ospedaliero sono state numerose, quasi tutti i pazienti sopravvissuti a questa fase risultavano ancora in vita due anni dopo.

FONTE: Journal of the American College of Cardiology.


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Redazione Sanihelp.it

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