Il cibo che non intossica
di Valeria Airoldi
Pubblicato il: 28-08-2012
Sanihelp.it -
Viva la verdura quest’estate! Verdura per la salute, proprio così: mangiare più sano significa qualche volta
orientarsi verso il vegetarianismo. Quello moderato, per intendersi, che rappresenta una scelta verso la
riduzione della carne, senza però eliminare il pesce. Sono numerosi oggi i nutrizionisti che approvano questa posizione, non solo morale ma anche nutrizionale, e la raccomandano come interessante e
preventiva per alcune malattie. Anche croniche.
Purché, come si accennava, la scelta vegetariana non sia esagerata e assoluta. «I risultati di uno studio recente» spiega
Mario Pappagallo, giornalista medico-scientifico e autore di un buon libro firmato anche dal prof. Umberto Veronesi che si intitola "Verso la scelta vegetariana" (Edizioni Giunti) «ci dicono che, mettendo a confronto soggetti che seguono una dieta per così dire da fast-food, ricca di salse e nutrienti vari, e altri che seguono quella mediterranea (non necessariamente vegetariana), i primi a 40 anni avranno perso tutto il loro potere di difesa cellulare, mentre
gli altri avranno ancora il 40% delle loro difese».
Il dottor Pappagallo sostiene che basta studiare il passato per capire
quanto il cibo influenzi la salute: «Ci sono diversi Istituti di ricerca sul cancro» afferma il giornalista «che hanno presentato studi effettuati sulle popolazioni del passato secondo i quali si individuano fattori di rischio in certi generi alimentari:
il grasso animale della carne bovina o suina, ad esempio, sarebbe legato allo sviluppo del tumore al seno se associato agli altri fattori di rischio come obesità e sedentarietà.
La carne rossa cotta alla brace e consumata abitualmente inciderebbe poi sui tumori gastrocolorettali per il 70%». Si tratta comunque di una influenza diretta del cibo sul nostro organismo e di un’accertata
infiammazione attraverso il consumo di quello sbagliato. Non a caso
Barry Sears, l’ideatore della Zona, biochimico americano e massimo esperto nel controllo ormonale attraverso il cibo, parla spesso di
infiammazione silente da controllare appunto con la dieta.
«Ci sono nutrienti contenuti in alcuni cibi che
intossicano, infiammano le cellule dell’organismo e prendono il nome di proinfiammatori» spiega il dottor Pappagallo «Questi sono contrastati da quelli contenuti in altri cibi che sono invece
gli antiossidanti (gli antinfiammatori). Se nella dieta prevale la parte proinfiammatoria, cioè quella che crea l’infiammazione, si assiste ad un più rapido
invecchiamento cellulare e ad un
danneggiamento della cellula. Seguendo invece una dieta ricca di elementi difensivi si mantiene la cellula giovane nelle sue varie duplicazioni».
Il consiglio è quello dunque di
ridurre il consumo della carne fino ad una sola volta a settimana e orientarsi verso un'alimentazione ricca di elementi, di nutrienti, di proteine animali
positive come le uova, il latte, il formaggio (del tipo magro). Semmai concedendosi lo sgarro - se di sgarro vogliamo parlare - di un cubetto di parmigiano che ci dia una quantità di proteine buone e sufficienti.
E il
pesce? Farne a meno non si deve, avvertono gli esperti, e principalmente quello
ricco di omega-3 valido anche e soprattutto per l’apparato cardiovascolare: è’ un vero e proprio
riequilibratore del colesterolo buono e cattivo. Precisa il dottor Pappagallo: «Ne basterebbero
400 gr a settimana per iniziare a vedere i primi effetti benefici. E sono validi anche alcuni suoi sostituti come gli
integratori a base di olio di pesce o di olio di fegato di merluzzo, ricchi di
vitamina D che svolge un ruolo importante nella difesa cellulare, ed è l’unica a non essere idrosolubile ma liposolubile».
FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Mario Pappagallo
© 2013 sanihelp.it. All rights reserved.