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I risultati di due studi svizzeri

Tumori sul lavoro: quali cause?

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Pubblicato il: 11-09-2012

Quali sono le professioni più a rischio oncologico? Presentate a Berna due ricerche. Gli esperti assicurano: con un'adeguata prevenzione è possibile ridurre in maniera significativa il pericolo di ammalarsi.

© Photos.com 
Sanihelp.it - Polveri di legno e raggi ultravioletti: queste, stando ai risultati di due studi svizzeri, sarebbero le principali responsabili del rischio tumorale sul luogo di lavoro.

Il primo studio ha indagato gli effetti delle polveri di legno prodotte dalle macchine impiegate nelle falegnamerie. I risultati, pubblicati su Frontiers in Oncology, rivelano come queste polveri siano la terza causa di tumore sul luogo di lavoro. Evin Danisman, responsabile del progetto, spiega che circa 80.000 persone nella sola Svizzera sono esposte a questo fattore di rischio, soprattutto falegnami e carpentieri.

Il calore sviluppato durante la lavorazione del legno produce degli idrocarburi policiclici aromatici, responsabili di tumori dei seni nasali e paranasali; malattia rara, che però è quaranta volte più frequente in falegnami, carpentieri ed ebanisti. La maggior parte degli operai lavora in ambienti in cui viene superata la soglia massima raccomandata di 2 mg/m3 di polvere di legno, con punte massime fino a 168 mg/m3. L’esperto sottolinea come indossare una maschera su naso e bocca possa migliorare la situazione. Una buona manutenzione dei macchinari consentirebbe inoltre di abbassare le temperature sviluppate nella lavorazione del legno, riducendo le emanazioni delle polveri dannose.

Nel secondo studio si affronta invece l’insorgenza del tumore alla pelle a causa della prolungata esposizione ai raggi Uv. I 15.000 casi all’anno di melanomi e carcinomi rendono la Svizzera uno dei Paesi europei con il più alto tasso di tumori alla pelle.

Il responsabile dello studio David Vernez evidenzia come la prevenzione si sia concentrata in maniera quasi esclusiva sui bagnanti, non prendendo abbastanza in considerazione quelle categorie di lavoratori esposte ai rischi dei raggi solari: agricoltori, viticoltori, impiegati nel settore delle costruzioni. Chi lavora all'aperto corre un rischio da 3 a 5 volte superiore di sviluppare una malattia alla pelle.
Lo studio è stato pubblicato su Photochemistry and Photobiology e su British Journal of Dermatology.

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