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I traguardi della nutrizione sportiva al Congress FMSI Roma

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Pubblicato il: 29-09-2012

Sanihelp.it - Ha registrato il tutto esaurito il Simposio dell’Equipe Enervit tenutosi questa mattina, sabato 29 settembre, a Roma, inserito nel programma del 32° Congresso Mondiale di Medicina dello Sport organizzato dalla FMSI.

A richiamare l’attenzione dei presenti il valore - sempre crescente - attribuito all’alimentazione e integrazione ai fini della performance sportiva, tema rispetto al quale la celebre Equipe Enervit rappresenta l’avanguardia essendo impegnata da almeno trent'anni nella ricerca scientifica e nella sperimentazione in tal senso.

Ad aprire i lavori il professor Enrico Arcelli (Dipartimento di Nutrizione della Facoltà di Scienze Motorie - Uni Milano) che ha illustrato le scoperte più recenti nel campo dell'alimentazione per lo sport e la loro applicazione pratica. «Oggi riusciamo ad aiutare gli atleti molto di più rispetto a quanto accadeva anche negli ultimi anni» ha dichiarato Arcelli (lui che ha avuto grandi soddisfazioni da ben tre delle nostre medaglie olimpiche di Londra 2012 – Elisa Di Francisca, Daniele Molmenti e Clemente Russo - che ha seguito durante il periodo di preparazione ai Giochi di Londra). «Si è compreso molto meglio, per esempio, quale deve essere il timing di assunzione delle proteine alimentari per ottenere, a parità di lavoro compiuto contro resistenza, il massimo incremento della massa e/o della forza muscolare. Ed è stato dimostrato inoltre che è utile prendere immediatamente prima della seduta alcuni grammi di proteine e carboidrati, per esempio attraverso un piccolo panino con il prosciutto o una barretta proteica o una gelatina alimentare, mentre grossi vantaggi ci sono se subito dopo l’allenamento si assumono, assieme a dei carboidrati, circa 30 g di proteine, anche perché esse apportano circa 2,5 g di leucina, uno dei tre aminoacidi a catena ramificata».

Dopo Arcelli, a richiamare l'attenzione dei numerosi presenti, è stata la relazione del professor Giuliano Fontani (Dipartimento di Fisiologia Umana, sezione Neuroscienze e Fisiologia applicata - Uni Siena) che ha approfondito l’importanza che l’integrazione con Omega-3 riveste per l’atleta in termini di concentrazione, attentività e tempi di reazione. «Sono diversi gli studi che indicano come questi acidi grassi abbiano un’azione positiva sulle capacità cognitive» ha affermato il professore «L’atleta può dunque ricavare un notevole beneficio da una alimentazione implementata da Omega-3, in quanto capace di favorire uno stato di benessere psico-fisico, base essenziale per sostenere attività impegnative che richiedono il mantenimento di una attenzione costante e prolungata nel tempo».

Molto seguito anche l’intervento del professor Luca Mondazzi (Nutrizione nello Sport e Dietologia di Mapei Sport) che ha parlato di come nutrirsi durante l’esercizio di endurance. «L’esercizio di endurance condotto per tempi lunghi e/o ad intensità medio-elevate comporta un elevato dispendio energetico» ha affermato il professore. «Sulla base di questa evidenza è in corso da decenni la ricerca scientifica delle migliori modalità di reintegrazione energetica in corso di esercizio. Sebbene tutti i macronutrienti (carboidrati, lipidi e proteine) contribuiscano a soddisfare questa richiesta di energia, è ben dimostrato che ai carboidrati spetta la maggiore importanza, soprattutto alle alte intensità di esercizio, ma non tutti i carboidrati sono uguali».

Il workshop è proseguito con la relazione del professor Giovanni Scapagnini (Università del Molise - Campobasso) che ha illustrato ricerche sull’importanza dei polifenoli per chi pratica attività sportiva, anche ad alti livelli. «Un’attività fisica costante assicura molti benefici alla salute, e tra questi una riduzione della mortalità per tutte le cause oltre a un decremento del rischio di patologie cardiovascolari, cancro e diabete» ha dichiarato il professore. «Paradossalmente, però, è altrettanto noto che la contrazione del muscolo scheletrico genera radicali liberi e che un esercizio fisico prolungato e intenso può sfociare in danno ossidativo ai costituenti cellulari».

In conclusione del Simposio dell'Equipe il professor Mariano P. Casali (Dipartimento di Medicina dello Sport – Uni Pavia) ha sottolineato nuovamente l’utilità di Omega-3 e polifenoli come efficaci "antidoti" da utilizzare per ridurre la risposta infiammatoria che lo sport praticato nelle sue forme più estreme (discipline di ultra endurance come 12/24 ore MTB, ultra maratone e Triathlon Ironman) può scatenare. «Adottare una dieta anti-infiammatoria, caratterizzata da una sufficiente quantità di proteine, da una scelta mirata dei grassi che privilegia acidi grassi di origine ittica e monoinsaturi, da una scelta di carboidrati a basso indice glicemico, alto contenuto di fibra e polifenoli potrebbe risultare l’arma vincente per chi pratica sport in generale e in misura ancora più significativa per gli atleti di ultra endurance».



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