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Con smog e uragani si rischia un'epidemia di allergie

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Pubblicato il: 18-10-2012
Sanihelp.it - Negli ultimi 10 anni i cambiamenti climatici e ambientali hanno contribuito alla crescita del 38% della prevalenza dell’asma in Italia, pari al 6,6%. Sono cresciute pure le riniti allergiche, che colpiscono più di 1 adulto su 4.

Una conferma arriva dagli ultimi dati della World Allergy Organization, secondo cui il riscaldamento globale e l’inquinamento atmosferico hanno provocato un incremento del carico pollinico delle piante e il conseguente aumento di severità delle malattie allergiche: asma, riacutizzazioni asmatiche, rinocongiuntiviti, infezioni respiratorie acute, con l'incremento di farmaci sintomatici e ricoveri ospedalieri.

Oltre alla crescita delle malattie allergiche, l’inquinamento atmosferico può modificare anche l’effetto degli aeroallergeni sulle stesse malattie. Per esempio gli effetti infiammatori dell’ozono, del particolato atmosferico e del biossido di zolfo determinano una più facile penetrazione degli allergeni pollinici nelle vie aeree. È il caso degli effetti dei motori diesel sulla salute delle vie respiratorie.

Negli ultimi anni è emersa anche la stretta relazione fra crescita delle patologie allergiche ed eventi atmosferici straordinari, come cicloni e uragani. In condizioni di persistente ed elevata umidità o durante i temporali forti i granelli di polline possono più facilmente rilasciare parte del loro contenuto nell’atmosfera. Durante un temporale si osserva anche un incremento delle spore fungine cui sono state attribuite, come per i pollini, vere e proprie epidemie di asma.

Per questo al fine di ridurre l’impatto di esacerbazione dell’asma si dovrebbe puntare alla riduzione dell’esposizione agli allergeni, alla prevenzione ambientale e all’impiego dell’immunoterapia specifica, che viene indicata dall’OMS come trattamento causale standard dei disordini allergici.

L’immunoterapia specifica mira a ridurre progressivamente l’ipersensibilità a un determinato allergene nell’organo bersaglio.  Negli ultimi 10 anni centinaia di studi hanno evidenziato, oltre agli effetti stagionali immediati, benefici a 2/3 anni dall’inizio del trattamento e nel lungo periodo con la riduzione dei sintomi, della necessità di assumere altri farmaci e di successive ipersensibilità.

A ciò si aggiungono gli effetti preventivi anche di lungo periodo, nello sviluppo di nuove sensibilizzazioni allergiche e nella progressione di patologie già in atto.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
World Allergy Organization

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