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Un modo per esprimere le proprie emozioni

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Pubblicato il: 30-10-2012

Il ruolo che la musica riveste nell'adolescenza non va sottovalutato: permette di esprimersi, funge da collante con i coetanei ed è un linguaggio universale.

Un modo per esprimere le proprie emozioni © Photos.com Sanihelp.it - L’adolescenza è una sorta di seconda nascita e la musica riveste un ruolo fondamentale in questi anni. La parola alla dottoressa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta a Roma.
Durante il periodo adolescenziale le esperienze dell’infanzia fungono da filtro, contenitore, punto di riferimento per l’evoluzione del corpo e della mente di ogni individuo.

Lungo questa fase della vita, spesso la musica assume un valore maggiormente importante, perché permette innanzitutto di esprimere emozioni a volte difficili da manifestare a questa età; inoltre, funge da collante e da virtuale luogo di ritrovo, scambio, confronto e arricchimento tra coetanei. Non ultimo, permette di comunicare in modalità più o meno universale e con persone di diversa cultura, estrazione sociale, nazionalità, età. In questo mondo, l’adolescente può mettere in gioco la propria creatività, realizzare ciò che ha in mente, tradurre sensazioni: un luogo nel quale, però, è necessario anche apprendere e applicare alcune imprescindibili regole. La musica, infatti, è interamente strutturata in base a una serie di norme fisico-matematiche senza le quali non si potrebbe definire tale né potrebbe essere prodotta.

Fare musica significa, quindi, oscillare da un polo fatto di personale e creativa produttività, di infinite possibilità, a un altro polo basato su regole puntuali e necessarie. La musica è un’esperienza fondamentale quanto lo sono la socializzazione, lo sport, lo studio. Se è vero che Mozart iniziò a suonare il pianoforte a 4 anni, un compositore di ampio respiro come Richard Wagner a 16 anni decise di diventare musicista e proprio a questa età iniziò a scrivere le sue prime opere.

La musica rappresenta anche uno strumento terapeutico molto utilizzato negli ultimi decenni, sia con bambini che con adolescenti e adulti: in casi di privazione sensoriale come nel caso della cecità, il mezzo sonoro diventa lo strumento di espressione e comunicazione d’elezione. Ma anche in casi di autismo o di sindrome di Down, la musicoterapia può essere molto utile per conoscersi meglio e conoscere meglio anche gli altri. Persino con individui sordi sono stati riscontrati effetti positivi con la musica e le sue vibrazioni ritmiche.

Quanti tra noi adulti ricordano con un sorriso carico d’affetto i pomeriggi o le serate trascorse a cantare, a suonare con gli amici: momenti indimenticabili, carichi di sentimenti, generatori di riflessioni, ricordi. Senza l’uso di sostanze nocive o illegali, con amici o in solitudine, l’esperienza musicale rappresenta un sano veicolo in grado di favorire in maniera sana una crescita, diciamo armonica! Utile quindi nel periodo dell’adolescenza e nel resto della vita.




FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Intervista alla dottoressa Giorgia Aloisio

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