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Un'integrazione della medicina tradizionale

La narrazione come cura delle malattie

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Pubblicato il: 04-12-2012

Raccontare la propria malattia ha un effetto calmante e liberatorio. In più aiuta i medici a lavorare meglio e a essere più vicini al malato. L'iniziativa di un'associazione.

La narrazione come cura delle malattie © Photos.com Sanihelp.it - C'è un modo per sopportare meglio la malattia e imparare a conviverci, nonostante il dolore fisico, la sofferenza e il senso di solitudine: parlarne. È l'obiettivo della medicina narrativa, che aiuta medici, infermieri, operatori sociali e terapisti a migliorare l’efficacia di cura attraverso lo sviluppo della capacità di attenzione e affiliazione con i malati.

La società di oggi è abituata a trattare la malattia in modo prevalentemente oggettivo, come un insieme di sintomi, cause e rimedi. Più raramente è, invece, disposta a dare spazio e voce al racconto dell’esperienza personale di chi ne è coinvolto direttamente. Una storia che riserva grandi potenzialità e un incredibile guadagno: la possibilità di trasformare un evento negativo in un vissuto costruttivo e condiviso.

La cosiddetta medicina narrativa o Narrative Based Medicine (NBM) fa la sua comparsa nella letteratura scientifica alla fine degli anni ’90, ma le sue origini vanno tracciate negli USA, a opera della Harvard Medical School.

Apre una riflessione sull’opportunità di guardare alla malattia come a qualcosa di più complesso che un insieme di visite, esami e interventi. Il punto di vista è concentrato sulla persona, con la sua storia, la sua rete di relazioni e il suo contesto di vita, con la sua maggiore o minore capacità di reagire alla sofferenza.

Una relazione medico-paziente improntata al riconoscimento di questa maggiore centralità del malato è indispensabile per costruire un’alleanza terapeutica vera, riducendo l'abbandono o la non aderenza alla terapia. In assenza di una narrazione da parte del malato, il medico non ha elementi per affrontare il vissuto e alla soggettività del malato e costruire, di conseguenza, un’efficace alleanza terapeutica.

L’ascolto genera possibilità nuove, perché le persone hanno in loro stesse le risorse per affrontare e gestire in modo attivo l’esperienza di malattia: agevolare l’ascolto significa stimolare la partecipazione attiva, il cosiddetto empowerment.

In sintesi la medicina narrativa:
-migliora le relazioni tra paziente, famiglia, medici e personale sanitario
-favorisce una diagnosi più approfondita
-migliora la strategia curativa
-riduce la sofferenza
-favorisce una migliore aderenza alla terapia
-verifica e permette un feedback ampio sull’aderenza e la funzionalità della terapia
-migliora la qualità del servizio, reale e percepita
-aiuta e consolida le scelte
-fornisce materiale utile da analizzare per nuove strategie di cura
-favorisce la formazione di comunità che aiutano il malato a livello sociale, psicologico, eccetera
-offre benefici per i malati cronici.

La Campagna Viverla Tutta è una campagna di comunicazione che si propone di promuovere una maggiore centralità del malato, mettendosi in ascolto dei suoi bisogni e cercando di costruire riposte concrete che possano migliorare i percorsi di diagnosi, assistenza e cura.

L'obiettivo finale è quello di giungere all'elaborazione, entro il 2013, di raccomandazioni volte a promuovere l’integrazione tra la Narrative Based Medicine e l’Evidence Based Medicine, nell’ambito delle malattie rare e delle malattie croniche, nel nostro Paese.

Il 13 dicembre 2012 al Senato della Repubblica a Roma si svolgerà una tavola rotonda dedicata al tema della Medicina Narrativa e a questa iniziativa. Chi volesse raccontare la sua storia di malattia può andare sul sito www.viverlatutta.it. Lo spazio per il racconto è libero.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Viverla Tutta Ŕ una Campagna di Comunicazione e Impegno Sociale, promossa da Pfizer, con il coinvolgimento della ComunitÓ Scientifica e delle Istituzioni.

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