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Gruppo Otologico della Clinica Piacenza

Base cranica laterale, l'Italia fa scuola

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Pubblicato il: 27-11-2012

Si è svolto il Corso di anatomia chirurgica della base cranica, un importante percorso formativo che si occupa ogni anno della formazione di otorinolaringoiatri e neurochirurghi. Il punto nella terapia.

Base cranica laterale, l'Italia fa scuola © Photos.com Sanihelp.it - Sono stati quattordici i medici che hanno partecipato al Corso di anatomia chirurgica della base cranica svoltosi dal 19 al 23 novembre presso il Gruppo Otologico della Clinica Piacenza. Obiettivo del percorso: la formazione di medici otorinolaringoiatri e neurochirurghi che opereranno in tutto il mondo. I professionisti provenienti da Giappone, Arabia Saudita, Algeria, Stati Uniti, Cina e Spagna sono stati in Italia per apprendere le più avanguardistiche tecniche di rimozione di tumori glomici, neurinomi dei nervi misti, neurinomi dell’acustico, tumori del nervo facciale, colesteatomi della rocca e altre rare patologie della base cranica laterale.

Si tratta di patologie abbastanza rare, che vengono quindi concentrate in centri selezionati di alta specializzazione. Il Gruppo Otologico, dal 1982 anno della sua fondazione, si è occupato con successo di oltre ventiseimila casi. La microchirurgia della base cranica laterale è una specialità di confine tra l’otorinolaringoiatria e la neurochirurgia, oggetto di importanti sviluppi nel corso degli ultimi anni grazie alle nuove tecnologie introdotte in fase di diagnosi e di terapia.

Le più moderne tecniche di microchirurgia sviluppate nei laboratori del Centro, con sede anche a Roma, permettono oggi di guarire patologie considerate inoperabili. La base cranica laterale è infatti sede di una moltitudine di strutture molto delicate, quali l’arteria carotide interna, il bulbo della giugulare, l’orecchio interno e il nervo facciale: è dunque necessario un training molto lungo al fine di acquisire la necessaria esperienza per trattare le lesioni che si sviluppano in tale distretto. 

È inoltre importante ridurre al minimo eventuali deficit postoperatori, per cui non vanno sottovalutati sintomi anche sfumati, quali lievi perdite uditive, instabilità o acufeni (ronzii) monolaterali. L’evoluzione delle metodiche radiologiche infatti permette oggi di diagnosticare lesioni di pochi millimetri di diametro; questo tipo di trattamento risulta molto meno aggressivo rispetto a lesioni di diversi centimetri, dove lo scopo principale del trattamento è quello di salvare la vita del paziente. Allo stesso tempo l’evoluzione delle tecniche microchirurgiche permette di conservare in un numero sempre crescente di pazienti funzioni quali l’udito e la motilità dei muscoli della faccia


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