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Scompenso cardiaco: farmaco riduce sintomi e mortalità

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Pubblicato il: 08-01-2013
Sanihelp.it - Per la prima volta sono state presentate in Italia nuove evidenze relative a serelaxina, molecola in studio per la scompenso cardiaco acuto, malattia che in Italia colpisce dall’1 al 2% della popolazione ed è la causa di oltre 200 mila ricoveri per riacutizzazioni all’anno.

Questo scenario è reso più delicato dalla mancanza, da diversi decenni, di innovazioni terapeutiche. Qualcosa però sta cambiando, grazie al più ampio studio riguardante gli effetti dell'infusione di serelaxina in 1.161 ricoverati per insufficienza cardiaca acuta. Primo di una nuova classe di farmaci che agiscono sullo scompenso cardiaco acuto attraverso diversi meccanismi su cuore, reni e vasi sanguigni, serelaxina è la sola molecola ad avere dimostrato una riduzione del 37% della mortalità nello scompenso cardiaco acuto, migliorando anche la dispnea, il sintomo più comune.

La riduzione della mortalità riscontrata è supportata sia dalla diminuzione degli episodi di peggioramento dello scompenso cardiaco, sia dai dati dei biomarcatori raccolti durante lo studio, suggerendo che gli effetti clinici di serelaxina potrebbero essere collegati a una protezione dai danni cardiaco, epatico e renale verificatisi durante l’episodio d’insufficienza cardiaca acuta.

Un secondo articolo dimostra i favorevoli effetti di serelaxina su marcatori biologici correlati con il danno cardiaco, renale ed epatico in corso d’insufficienza cardiaca acuta. Lo studio ha inoltre mostrato che questo farmaco è ben tollerato e gli eventi avversi, tra cui pressione sanguigna bassa, erano generalmente comparabili con il placebo.

Buone notizie anche per i 15 milioni di italiani che ancora oggi soffrono di ipertensione arteriosa. Chi è iperteso ha più probabilità di incorrere in gravi eventi cardiovascolari, come infarto o ictus. Per evitare tutto ciò può essere determinante il contributo di farmaci innovativi, come aliskiren, il primo di una nuova classe, gli inibitori diretti della renina. In uno studio su oltre 11.000 malati, l’aggiunta dell’inibitore diretto della renina ha determinato un’efficace riduzione dei valori pressori, consentendo di portare a target in soli 6 mesi il 70% dei malati in trattamento.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa di Novartis a margine della 73° edizione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Cardiologia

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