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La prima visita non si scorda mai

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Pubblicato il: 07-07-2004

Qual è il momento giusto per la prima visita ginecologica? Come funziona? Queste sono solo alcune delle tante domande che affollano la testa di un'adolescente quando si avvicina quel momento. Sanihelp.it ha chiesto a un ginecologo le risposte.

Sanihelp.it - «Va bene, ora prendo l’appuntamento dal ginecologo».
Molte ragazze si dicono questa frase proprio con l’inizio dell’estate, vuoi per i disturbi locali di stagione, vuoi per risolvere il problema della contraccezione prima delle vacanze.
Ma decidere di affrontare per la prima volta il ginecologo non è mai una scelta semplice.

La prima visita è difficile per tutte, e non esiste il momento giusto. Tanto è vero che tre donne su dieci la rimandano fino ai trent’anni, come ha rivelato un recente studio dello Iard (Istituto di ricerca sui processi culturali, educativi e formativi).

In questo modo, però, si perde un aiuto importante per difendere la propria salute: il ginecologo ha le competenze adatte per aiutare una ragazza nella conoscenza del proprio corpo in trasformazione, e per chiarire i dubbi sulla sessualità spesso considerati tabù in famiglia.
Ma quali sono i segreti della prima visita? Ce li svela un ginecologo, il dottor Claudio Picciolo.

A che età va fatta la prima visita?
«L’indicazione più corretta è con l’inizio dell’attività sessuale, ma la visita può avvenire anche prima, in caso di disturbi come mestruazioni dolorose o menarca troppo precoce».

Come si svolge il primo incontro?
«In primo luogo si compie l’anamnesi, un colloquio in cui si raccolgono tutte le informazioni sulla storia clinica, familiare, fisiologica e patologica della paziente. A volte, se la ragazza non ha disturbi specifici e non ha ancora avuto rapporti, il primo incontro si conclude semplicemente così. In presenza di una normale attività sessuale, invece, si passa alla visita vera e propria, con l’esame dei genitali esterni e l’esplorazione dei genitali interni, cui segue il prelievo di materiale dal collo dell’utero per effettuare il Pap test. Anche la palpazione del seno viene fatta subito, per individuare eventuali patologie e per educare alla successiva autopalpazione».

Come si comporta per gestire l’imbarazzo di una ragazza giovane di fronte a questi controlli?
«Naturalmente il punto di partenza è mettere la paziente a proprio agio, cercando di usare molta delicatezza per creare da subito un clima di confidenza. Però non c’è più il grande imbarazzo di una volta: oggi le adolescenti vengono a farsi visitare da sole, spesso all’insaputa dei genitori, per chiedere consigli sull’attività sessuale e sulla contraccezione».

Non ha mai trovato pazienti in difficoltà per il fatto che lei è un uomo, o che in seguito abbiano preferito una donna?
«In 30 anni di esperienza posso dire che non mi è mai capitato, almeno per quanto ne so. Mi è successo invece di avere pazienti che hanno preferito un ginecologo uomo dopo essere state da una donna, forse perché un uomo dà un maggior senso di sicurezza e autorevolezza».

Quali sono i motivi più comuni della prima visita?
«Innanzitutto la contraccezione. La maggior parte delle adolescenti si sottopone alla prima visita per avere la pillola, che è senza dubbio l’anticoncezionale più usato prima di avere figli. Non ci sono controindicazioni per assumerla, a patto di iniziare dopo almeno 2-3 anni di mestruazioni regolari, e di interromperla per un paio di mesi ogni anno, tenendo monitorata la situazione con esami del sangue frequenti. Ultimamente viene molto richiesto il cerotto anticoncezionale: io lo considero una valida alternativa alla pillola a tutte le età, perché il metodo di rilascio degli ormoni è più costante e provoca un minore stress sul fegato. Naturalmente tra i motivi della prima visita ci sono anche problemi anatomici, disturbi e dolori, ma sicuramente la diffusione della contraccezione ha fatto sì che i controlli ginecologici diventassero un’abitudine diffusa tra le giovani. Purtroppo l’Italia, insieme alla Grecia, resta ancora un fanalino di coda rispetto al resto dell’Europa, soprattutto nelle aree più degradate dove l’emancipazione sessuale della donna viene ancora vista in modo negativo».

Ogni quanto va ripetuta la visita?
«Se non ci sono particolari problemi o necessità, la normale visita di controllo andrebbe fatta una volta all’anno, anche per effettuare il Pap test».

Radicare questa abitudine nelle più giovani significa diffondere un’importante cultura di prevenzione. Molto spesso, infatti, l’ansia legata alle visite ginecologiche è dovuta all’abitudine di ricorrervi solo in situazioni di emergenza, come patologie o gravidanze indesiderate.
Invece la prospettiva giusta è andare dal ginecologo per impostare una contraccezione corretta, esporgli qualsiasi dubbio e verificare che tutto vada bene.

Non è così difficile: se non ci si vuole rivolgere a un medico privato o di famiglia, basta armarsi di coraggio e telefonare al consultorio più vicino.
Poi bisogna solo rilassarsi e non avere paura di fare domande. Così la prima volta dal ginecologo sarà un bel ricordo.


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Redazione Sanihelp.it

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