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Vestiti a cipolla, merenda e via!

Fa freddo? Fuori a giocare!

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Pubblicato il: 05-02-2013

Continuano le raccomandazioni degli esperti a portare fuori i bambini anche in questi giorni di gelo e picco influenzale. A patto che...

Fa freddo? Fuori a giocare! © Photos.com Sanihelp.it - Sono appena passati i giorni della merla (gli ultimi tre giorni di gennaio, tradizionalmente i più freddi dell’anno) e con essi è arrivato il picco influenzale. Nonostante le temperature leggermente sopra la media stagionale, si tratta del periodo in cui le malattie delle vie respiratorie (otiti, tonsilliti, bronchiti, bronchioliti, polmoniti) registrano il picco.

A dispetto di quella che sembrerebbe una logica correlazione, è tutt’altro che evidente se il freddo rappresenti realmente un fattore favorente le infezioni respiratorie, anche perché l’incidenza di tali patologie non sembra maggiore nei Paesi con temperature più rigide. Ciò che invece è certo è che il soggiornare in ambienti chiusi permette il diffondersi dei virus attraverso gli starnuti, i colpi di tosse, il contatto con oggetti manipolati da altre persone affette. Per questo il lavaggio delle mani rimane un presidio essenziale nella prevenzione del contagio.

Per evitare le trappole del freddo quindi – soprattutto nella settimana del picco influenzale – molto meglio coprirsi bene e uscire un po’ di casa che non restare chiusi in un ambiente caldo, in cui i virus proliferano e si diffondono con maggiore facilità.

«Evitare di restare tutto il giorno chiusi dentro casa durante i giorni più freddi, sfruttando le ore più calde della giornata e con un appropriato abbigliamento invernale – spiega il dottor Antonino Reale, responsabile del Pronto Soccorso ed Emergenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma – non aumenterà le probabilità di prendersi un bel raffreddore – anzi – diminuiranno le occasioni di entrare in contatto con virus che attaccano le vie respiratorie».

In particolare, l'esperto consiglia di: 
Porre attenzione ai bambini molto piccoli. Più sono piccoli, più hanno difficoltà a mantenere una corretta termoregolazione (pensiamo  ai bambini nati di basso peso che necessitano di stare nella culla termostatica); quando sono più grandi vengono messi in atto dei meccanismi difensivi come la vasocostrizione periferica (le manine e i piedini potranno apparire un po’ più scuri per non disperdere il calore), i brividi o l’aumento della motilità degli arti per produrre maggior calore.

Vestirli a strati. La classica vestizione a cipolla conserva intatta la sua validità; è infatti opportuno quando si entra in ambienti più caldi alleggerirsi dei vestiti, in quanto la le eccessive variazioni termiche possono costituire un fattore favorente l’instaurarsi di infezioni, specie virali. Anche se il bambino non gradiscono molto cappelli e guanti, coprire maggiormente le estremità evita un’importante dispersione termica.

- Fare merenda prima di uscire a giocare. Per mantenere un’adeguata temperatura corporea è necessario un adeguato carburante che produca energia termica; per tale motivo, per far fronte alle diverse richieste metaboliche, si consiglia un maggior apporto calorico e un adeguato apporto di liquidi. Sì ad acqua, tè non troppo zuccherato, spremute o macedonie di frutta, fette biscottate con un velo di marmellata o miele. 

Occhio ai più deboli. Ai bambini con patologie croniche, quali cardiopatie o anemie croniche, è sconsigliato recarsi in montagna a quote elevate. 


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma

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