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Bulli e pupe

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Pubblicato il: 20-07-2004

Cos'è il bullismo? Prima di esplorare le modalità di intervento su questo grave fenomeno è indispensabile interrogarsi sulle identità del bullo e della vittima

Sanihelp.it - Il termine bullismo è la traduzione italiana dell’inglese bullying e designa letteralmente un insieme di comportamenti prevaricanti, aggressivi e dispotici perpetrati da una persona nei confronti di un’altra.  
 
Alla radice di questo fenomeno c’è un abuso di potere nonché un forte desiderio di dominare e intimidire con parole o azioni una persona fragile e indifesa, la cui sofferenza provoca un certo godimento.  
 
Il bullismo si manifesta in tre forme: l’aggressione fisica, l’accanimento verbale (minacce, insulti, intimidazioni, scherno, disprezzo per differenze razziali o sociali) e una serie di violenze indirette (diffusione di storie offensive o di pettegolezzi, esclusione dai gruppi di aggregazione).  
 
Al contrario di quanto pensano molti, si tratta di un fenomeno sociale molto diffuso la cui gravità viene spesso sottovalutata. In realtà il problema è di grande rilevanza, non solo per le persone direttamente coinvolte (il bullo, cioè il persecutore, e la vittima), ma anche per le rispettive famiglie e per le figure di contorno (insegnanti, coetanei, compagni di scuola).  
 
Ma attenzione: per parlare di bullismo non è sufficiente che si verifichi un singolo episodio di angheria tra studenti, ma deve instaurarsi una relazione che, cronicizzandosi, crei dei ruoli definiti: il bullo e la vittima.  
 
Il bullo è identificato da: 
 

intenzione deliberata di fare del male

mancanza di compassione per la vittima

intensità e lunga durata delle prepotenze nel tempo

potere sulla vittima (a causa dell’età, della forza, della grandezza o del sesso). 


La vittima si riconosce invece da: 

vulnerabilità e sensibilità

incapacità di difendersi

mancanza di sostegno esterno e isolamento dai gruppi

caratteristiche fisiche o psicologiche che la pongono in condizioni di svantaggio o disagio e che quindi la rendono una preda facile

risvolti psicologici: danni per l’autostima, disinvestimento nella scuola, sviluppo di un’aggressività di difesa.



Come distinguere dunque un normale conflitto fra ragazzini in una manifestazione di bullismo? 
In un normale conflitto fra pari le persone coinvolte non insistono oltre un certo limite per imporre la propria volontà, manifestano le proprie ragioni, si accordano su eventuali soluzioni, sono in grado di allontanarsi o di cambiare argomento. Il bullismo invece implica sempre uno squilibrio di forza, fisica o psicologica, e un'asimmetria di relazione che dura nel tempo.



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Redazione Sanihelp.it

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