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Bullismo a scuola: perché?

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Pubblicato il: 30-07-2004

La sfida più impegnativa per gli scolari? Spesso, più che lo studio, è l'emarginazione dai coetanei, un fattore di fragilità che favorisce la sottomissione

Sanihelp.it - La scuola è il primo nucleo comunitario organizzato (dopo quello altrettanto importante della famiglia) nel quale i ragazzi si inseriscono e del quale si trovano ad accettare le regole di convivenza e le modalità di aggregazione.  
 
I meccanismi dell’associazione giovanile si possono spiegare in base ad affinità caratteriali o a una condivisione di interessi: i giovani cioè si aggregano spontaneamente con i propri simili e tendono a emarginare i diversi.  
 
Ecco che immediatamente si crea una gerarchia di ruoli tra chi è degno di essere accettato nel gruppo e chi invece non può essere incluso per via di una presunta inferiorità, che può assumere forme differenti: una disabilità fisica, una differenza razziale, uno svantaggio familiare, un disagio economico, una difficoltà scolastica.  
 
È questa la sfida più importante che i ragazzi affrontano entrando a scuola: non esami o interrogazioni, ma il dilemma dell’accettazione e dell’inserimento nel gruppo-classe.  
 
Il bisogno di sentirsi parte di una comunità si scontra spesso con le leggi e i prezzi da pagare per entrare nel gruppo degli eletti: chi non è disposto ad accettarne le richieste o non condivide i principi di prepotenza su cui si regge, diventa bersaglio di una persecuzione violenta e prolungata che è all’origine del bullismo.   
 
Ecco come un ambiente scolastico molto competitivo può diventare terreno fertile per l’evoluzione del bullismo, che nella maggior parte dei casi nasce e si sviluppa indisturbato nei momenti e negli spazi non sottoposti al controllo degli adulti: durante l’intervallo, in mensa, negli spogliatoi della palestra, nel tragitto casa-scuola. 
 
Le ricerche indicano una diffusione più generalizzata del problema nelle scuole elementari e nelle prime classi di quelle medie, mentre con il crescere dell’età si assiste a una diminuzione di casi ma al contempo a una maggiore radicalizzazione del fenomeno.  
Nell’età adolescenziale infatti la strategia crudele di sottomissione del più debole si accentua perché accresce l’intenzionalità rispetto all’età infantile, nonché la voglia di sentirsi grandi. Anche a scapito degli altri.



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Redazione Sanihelp.it

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