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Nella testa del bullo

Cosa spinge il bullo ad andare sempre alla ricerca di situazioni, positive o negative, in cui mettersi in luce? È la paura di essere “trasparenti”, di passare inosservati. È il desiderio di affermare: «Io esisto». Soprattutto davanti ai propri cari.

Sanihelp.it - Sui motorini sgommano o si lanciano in corse forsennate sulla ruota posteriore, si vantano del possesso di sigarette (o peggio…), sfruttano ogni occasione per mostrare la loro prestanza fisica: i bulli hanno un forte bisogno di affermare la loro presenza, anche a costo di calpestare i diritti altrui e di imporsi in modo irrispettoso sui compagni.  
 
Da dove deriva questo bisogno di "autoimposizione"? Il dottor Marco Masoni, che ha lavorato per 13 anni al carcere Beccaria di Milano come psicologo e insegnante, risponde così:  
 
«Tutti gli esseri umani (e quindi anche i bulli) hanno bisogno di segnalare in qualche modo la loro esistenza, nonché di definire e difendere la propria identità.  
 
Il secondo compito, quello identitario, è il più importante dal punto di vista sociale, nonché il più arduo da realizzare, perciò si ricercano le modalità di identificazione più semplici ed economiche, come per esempio l’utilizzo di "abiti già pronti", da non dover confezionare da soli, ex novo.  
Il bullismo è un abito già pronto, perché se ne parla, quindi esiste ed è facilmente indossabile da chi non ha altre risorse o non trova altri modi per diventare visibile e riconoscibile dai consociati.  
 
La comunicazione del bullo ha il solo scopo di rendersi visibile: perciò il suo atteggiamento deve in ogni modo risvegliare nell’adulto emozioni di fastidio, insofferenza, difesa, rabbia ecc».  
 
Antonio, figlio di un camionista, vorrebbe passare un po’ di tempo con il padre che però, a causa dei ritmi forzati imposti dal suo lavoro, di notte lavora e di giorno dorme. Anche la madre di Antonio lavora, ma è anche un’ottima madre, sensibile alle richieste del figlio e attenta alle sue esigenze.  
 
Ciononostante, a scuola Antonio si dimostra aggressivo e provocatorio nei confronti dei compagni, picchia, spinge, insulta. Sebbene estremamente intelligente, il suo rendimento scolastico è precario e comincia a manifestare disprezzo per tutto l’ambiente scolastico.  
 
Cosa vuole ottenere Antonio? Forse il ragazzo vuole comunicare al padre il suo bisogno di visibilità (anche se non sempre è possibile questa chiave di lettura).  
 
In questo caso il bullo cerca a tutti i costi di conquistare un’identità agli occhi di un padre impegnato e assente, non importa se questa ricerca avvenga nel bene o nel male.  
L’intervento su Antonio deve servire a svelare al ragazzo altri modi per rendersi visibile e per conquistare una riconoscibile identità.  
«Questo scopo può essere raggiunto» dice ancora il dottor Masoni «valorizzando gli aspetti positivi del suo carattere e facendogli capire che esistono percorsi alternativi per affermare la propria esistenza e per acquistare la sua dignità di persona».
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di Roberta Camisasca 
Fonte: Redazione Sanihelp.it
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Revisione: 29-06-2009

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