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Bulli senza famiglia: alibi o verità?

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Pubblicato il: 20-07-2004

Gli studi sul bullismo hanno evidenziato che l'ambiente familiare può contribuire a volte allo sviluppo del comportamento aggressivo. Ma non dimentichiamo che questa è solo una delle possibili chiavi di lettura del fenomeno.

Sanihelp.it - Alcuni studi hanno evidenziato come molti casi di bullismo scolastico abbiano radici in ambienti familiari educativamente o affettivamente inadeguati, che possono spiegare l’ostilità dei bulli verso l’ambiente. Secondo questa interpretazione il background familiare spiegherebbe in parte l’origine del fenomeno.  
 
Un esempio: Mario è violento con i compagni, li minaccia e li picchia appena questi varcano una zona "di rispetto" che circonda la sua persona. 
 
Il ragazzo subisce invano dure sanzioni, fino a quando gli si chiede: «Se perseveri nel tuo atteggiamento sbagliato nonostante l’alto prezzo che stai pagando (sospensioni, bocciature e isolamenti), devi ottenere qualcosa di molto prezioso per te. Di cosa si tratta?»  
Mario risponde: «Ottengo il rispetto».  
«È un obiettivo molto nobile, ma dove hai imparato a ottenerlo così?» 
«Quando ero piccolo mio fratello mi frustava urlando: "Mi devi rispettare!". Adesso io lo rispetto».  
 
In questo caso il lavoro di rieducazione è atto a far capire a Mario che il rispetto si può ottenere anche in modi meno violenti, basati sul dialogo e sulla comprensione.  
 
Oltre al temperamento naturale, alla base del comportamento aggressivo del bullo possono esserci quindi diversi fattori riguardanti l’educazione e l’approccio affettivo della famiglia:  
 

mancanza di calore e coinvolgimento affettivo
 

eccessiva permissività e tolleranza
 

modello errato di gestione del potere (punizioni eccessive e frequenti)
 

indebolimento del controllo adulto sulle condotte negative.
 

Se nel caso di Mario è il modello violento del fratello ad aver influenzato negativamente le sue modalità relazionali, trasformandolo in un bullo, in quello di un altro ragazzo, Francesco, si tratta della personalità docile e remissiva della madre, che lo spinge a ricercare situazioni di vittimismo. Ogni giorno, tornato da scuola, Francesco si sente porre la stessa domanda: «Chi ti ha picchiato oggi?».  
 
È così che spesso i bambini soffrono di ansia da prestazione: il bullo deve soddisfare l’aspettativa di un padre dominante, la vittima non deve deludere una madre remissiva. 
 
Poi ci sono i casi in cui la famiglia è più o meno assente, e i bambini decidono di costruirsene una nuova, a scuola o in strada. Nasce la band: un surrogato di famiglia che prende il posto di quella naturale.  
Questo passaggio può avvenire prestissimo, già a partire dalla quarta elementare, quando si creano le prime complicità: in aula ci si scambia messaggi sotto i banchi, e nei corridoi si sceglie la vittima di turno.  
 
È altrettanto vero che la correlazione tra ambiente familiare inadeguato e sviluppo del bullismo è solo una delle letture possibili del fenomeno, e che quanto detto finora non va assolutamente generalizzato, anzi: sono molti i casi di bullismo in famiglie strutturate, unite e attente.  
 
Dice il dottor Masoni, psicologo: «La mentalità comune spesso tende a instaurare collegamenti forzati tra una serie di eventi negativi, e i ragazzi, sensibili e attenti a questo tipo di letture, le recepiscono e le sfruttano come alibi sociali per atti di delinquenza, sentendosi per così dire autorizzati a compiere atti di violenza».



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Redazione Sanihelp.it

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