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Comunicare con i ragazzi per prevenire il bullismo

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Pubblicato il: 20-07-2004

La prima cura verso ogni tipo di male è la prevenzione. Questo vale anche nel caso del bullismo: gli insegnanti possono attivarsi per individuare in tempo l'insorgere del fenomeno e arrestarlo prima che sortisca i suoi effetti. Come? Con dialogo e comprensione.

Sanihelp.it - La scuola riveste un’innegabile funzione di formazione e socializzazione per i bambini e gli adolescenti: gli insegnanti contribuiscono in maniera determinante alla costruzione dell’autostima dei ragazzi, nonché alla sperimentazione delle loro prime relazioni sociali.  
 
Palestra per la vita, la scuola è il luogo privilegiato per interventi a carattere preventivo volti a costruire una cultura del rispetto e della solidarietà tra gli alunni.  
Lo scopo è la creazione di un sistema di relazioni il più possibile paritetico ed egualitario tra gli studenti, finalizzato a esorcizzare l’insorgenza di fenomeni di prevaricazione e subordinazione dei più deboli.  
 
Soprattutto nei casi di bullismo è fondamentale che l’intervento sia precoce, al fine di modificare per tempo i comportamenti inadeguati, mentre risulta meno valevole agire sulla psicopatologia ormai conclamata.  
L’azione preventiva deve essere rivolta a tutti gli alunni e non direttamente ai possibili bulli, poiché, al fine di un cambiamento duraturo e generalizzato, risulta più efficace agire sulla comunità che sul singolo. Infatti il potenziale bullo non è motivato al cambiamento in quanto le sue azioni non sono percepite da lui come un problema.  
 
Anche l’intervento diretto sulla vittima, pur efficace a fini individuali, non lo è per quanto riguarda la riduzione del fenomeno: la preda cesserà di essere tale e il bullo ne cercherà presto un’altra con le stesse caratteristiche.  
 
Per scongiurare lo sviluppo del fenomeno i docenti possono: 
 

affrontare in classe l’argomento con rilevazioni e discussioni

controllare gli spazi e i momenti meno strutturati

collaborare con alunni e genitori per rendere palesi le potenziali situazioni di prepotenza e per cercare soluzioni ai conflitti sottostanti

promuovere la comunicazione trovando il giusto equilibrio tra fermezza, comprensione e sostegno.



Per prima cosa è basilare l’ascolto: i segnali di rivolta dei ragazzi non vanno repressi sul nascere, ma raccolti e analizzati come stimoli per un cambiamento.  
Per questo è molto importante stimolare e favorire il dialogo in un clima di chiarezza e serenità che risulti il meno punitivo e colpevolizzante possibile. 
 
In secondo luogo gli insegnanti devono porsi come modello comportamentale per i propri alunni mostrando loro come gestire in modo maturo ed equilibrato le loro relazioni sociali.  
Questo non significa fare le veci dei genitori, semmai vuol dire integrare la loro azione mettendo di fronte al ragazzo altre figure adulte a cui appoggiarsi e a cui fare riferimento in caso di bisogno.  
 
È fondamentale inoltre una collaborazione stretta e costante con le famiglie per far capire ai genitori che i loro figli possono assumere atteggiamenti diversi a seconda dell’ambiente in cui si trovano.  
 
Comunicazione e dialogo quindi: solo così i piccoli bulli crescono e cambiano.



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Redazione Sanihelp.it

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