Un antidoto contro il bullismo: l'amore di mamma e papà
Come può un genitore capire se il proprio bambino è coinvolto nel fenomeno del bullismo? E cosa può fare per impedire la trasformazione del proprio cucciolo in vittima indifesa del bulletto della scuola?
Sanihelp.it - Non sono solo gli insegnanti ad avere un ruolo fondamentale nella
prevenzione del bullismo: anche i genitori hanno il compito di assistere il figlio nella
strutturazione della sua personalità e nell’individuazione di comportamenti adeguati o disadatti.
Spesso i
bambini soggetti a fenomeni di bullismo non si confidano con i genitori per paura di rendersi ridicoli di fronte ai compagni nel momento in cui mamma e papà si recano a scuola per difenderli.
Inoltre le vittime, quando attaccate, reagiscono chiudendosi in se stesse o, se si tratta di bambini piccoli, piangendo.
Come può allora un genitore capire se il proprio bambino è coinvolto nel fenomeno del bullismo?
Le ricerche effettuate hanno individuato una serie di indicatori che possono far presumere che il bambino sia una potenziale
vittima di un bullo:
- rifiuto immotivato di recarsi a scuola
- sparizione ingiustificata di materiale scolastico personale (matite, quaderni)
- ritrovamento di abiti stracciati, sporcati, rovinati, pitturati
- segni di violenza fisica (lividi, graffi)
- alterazione psico-fisica all’uscita da scuola (ansia, aggressività, silenzi, piagnistei)
- rifiuto di raccontare cosa avviene a scuola
- calo improvviso del rendimento scolastico
- difficoltà nell’addormentarsi
- inappetenza.
In questo senso mamma e papà possono:
- rispettare i figli e trattarli come persone, senza rinunciare alla propria funzione educativa
- ascoltare i figli mostrando di prendere seriamente in considerazione i loro sentimenti e le loro paure
- prestare attenzione ai loro repentini cambiamenti d’umore o di comportamento
- restare sempre in contatto con il personale della scuola (insegnanti, dirigenti, bidelli) e con gli altri genitori
- insegnare ai figli come difendersi
- spiegare loro che chiedere aiuto non è una forma di debolezza ma un diritto di difesa
- favorire la loro socializzazione con i coetanei organizzando festicciole o invitando gli amichetti a studiare
- insegnare loro come evitare le situazioni di pericolo, per esempio percorrendo sempre strade trafficate o stando in gruppo
- insegnare loro a ignorare le provocazioni, per non essere identificati come possibile vittima di un bullo
- lavorare per costruire la loro autostima e la fiducia nelle proprie capacità: questo svilupperà il loro rispetto di se stessi e la loro dignità personale, rendendoli forti e meno esposti ai soprusi altrui.
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di Roberta Camisasca
Fonte: Redazione Sanihelp.it Tags:
Revisione: 29-06-2009
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