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Parkinson:sì alla stimolazione cerebrale fin dai primi segni

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Pubblicato il: 04-03-2013
Sanihelp.it - La terapia con stimolazione cerebrale profonda (DBS – Deep Brain Stimulation) dà maggiori benefici per i pazienti con precoci complicazioni delle capacità motorie dovute alla progressione del Parkinson del solo trattamento farmacologico ottimizzato. È quanto rivela uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine. 

Si è trattato del primo ampio studio multicentrico, randomizzato, controllato, che ha coinvolto e valutato pazienti affetti da Parkinson con complicanze motorie precoci: ha dimostrato che i pazienti trattati con la tecnica di stimolazione cerebrale profonda, in abbinamento al trattamento farmacologico ottimizzato, hanno riportato, a due anni di follow-up, un miglioramento del 26% nella qualità di vita, rispetto a un peggioramento dell’1% nei pazienti trattati con la terapia farmacologica ottimizzata. 

Questi risultati provano che la terapia con stimolazione cerebrale profonda (per i pazienti che rientrino nei criteri appropriati di selezione) può migliorare la qualità di vita anche a uno stadio precoce della malattia, quando compaiono le oscillazioni motorie e le discinesie e nell’impostazione tradizionale ci si affida alla sola terapia farmacologica.

Si è ottenuto anche un miglioramento del 53% delle capacità motorie, del 30% nello svolgimento di diverse attività quotidiane, compresi parlare, scrivere a mano, vestirsi e camminare, del 61% delle complicanze indotte da levodopa, comprese discinesie e fluttuazioni motorie e una riduzione del 39% nel dosaggio giornaliero di levodopa.

Attualmente, la terapia con stimolazione cerebrale profonda è principalmente utilizzata nel trattamento dei pazienti con Parkinson in stadio avanzato, con complicanze motorie invalidanti dovute alla somministrazione di levodopa che non possono essere gestite con la sola terapia farmacologica. Lo studio espande il raggio d’azione terapeutico durante il quale i pazienti possono beneficiare della terapia.

L’anticipazione della terapia non ha inciso sui parametri di sicurezza clinici, quali la condizione psicologica o le capacità cognitive; l’incidenza complessiva di eventi avversi non differisce significativamente tra i due gruppi di trattamento (precoce e tardivo).


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa Medtronic

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