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Dermatite atopica: colpa anche dell'inquinamento

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Pubblicato il: 11-03-2013
Sanihelp.it - Quasi un bambino su due sotto i cinque anni è colpito da dermatite atopica che è ormai la più diffusa fra le affezioni cutanee in età pediatrica.

«Sono moltissimi i bambini affetti da malattie della pelle – spiega Giuseppe Ruggiero, Referente Nazionale della Rete Dermatologica della FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) – di cui non è possibile dare una stima esatta. Ciò che invece è possibile affermare è che queste patologie sono in costante aumento, tanto che oggi il 20-30% delle visite che ogni pediatra esegue nel proprio ambulatorio riguarda anche problemi dermatologici, con una maggior prevalenza di dermatite atopica. Le cause che ingenerano le malattie della pelle possono essere varie (abitudini alimentari, l’assunzione di farmaci, abitudini voluttuarie o lavorative in caso degli adulti), ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) valuta che circa un terzo delle malattie infantili dalla nascita a 18 anni nella Regione Europea possa essere attribuibile all’ambiente insalubre o insicuro che tende a gravare specie sui bambini al di sotto dei 5 anni, con picchi fino al 43%. La ragione di una percentuale così elevata va ricercata in tre ordini di fattori: una maggiore suscettibilità del bambino, poiché gli organi e i sistemi in rapida crescita attraversano periodi di elevata vulnerabilità; il metabolismo ancora immaturo che può essere meno capace di detossificare ed espellere le sostanze chimiche; la maggiore esposizione per unità di peso corporeo ai danni ambientali (i bambini bevono più acqua, utilizzano più alimenti degli adulti e hanno una frequenza respiratoria maggiore con un più elevato scambio di gas)».

La diagnosi semplice non si accompagna però a terapie risolutive, a causa dell’origine costituzionale e geneticamente determinata della malattia che la rendono particolarmente sensibile a fattori ambientali, quali, appunto l’inquinamento. Giocano un ruolo importante anche forti escursioni climatiche, vento, pioggia, umidità, polveri, allergie alimentari o carenze e rischi nutrizionali. Questi ultimi sono rilevabili con NutricheQ, un test appositamente studiato sulla dieta del bambino tra 1 e 3 anni dalla Scuola U-tre della Federazione Italiana Medici Pediatri, che deve essere compilato dai genitori per aiutare il pediatra a individuare coloro che potrebbero avere bisogno di maggiore supporto o informazioni in merito agli aspetti legati alla nutrizione del bambino. adatto anche come strumento preventivo per la fascia d’età successiva.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa FIMP

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