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Casi raddoppiati in 30 anni

Dermatite atopica: un aiuto da un nuovo test

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Pubblicato il: 02-04-2013

È boom di casi, soprattutto per colpa dello smog e dell'alimentazione. I consigli degli esperti per la cura e un nuovo test per scoprire le cause nutrizionali.

Dermatite atopica: un aiuto da un nuovo test © Phtoos.com Sanihelp.it - Sotto i 5 anni la dermatite atopica colpisce quasi un bambino su due. Le cause possono essere varie. L’Organizzazione Mondiale della Sanità valuta che circa un terzo di tutte le malattie infantili dalla nascita a 18 anni nella regione europea possa essere attribuibile all’ambiente insalubre o insicuro che tende a gravare specie sui bambini al di sotto dei 5 anni, con picchi del 43%.

Un vero allarme anche per la dermatite atopica, se si considera che la prevalenza è più che raddoppiata nelle ultime tre decadi, triplicata nelle aree industrializzate. Con essa sono schizzati ai massimi livelli anche i costi di gestione socio-economici. Una recente indagine condotta negli Stati Uniti stima infatti che pesi sulle famiglie con una spesa variabile da meno di 100 dollari a più di 2000 dollari per paziente all’anno per un ammontare totale di quasi 1 miliardo di dollari di costi diretti.

Pur di fronte a una diagnosi semplice, effettuabile con un esame clinico, senza analisi di laboratorio o l’esecuzione di prove allergiche, poche o pressoché nulle sono le terapie risolutive, a causa dell’origine costituzionale e geneticamente determinata della malattia che la rendono però particolarmente sensibile a fattori ambientali e in particolar modo fanno la loro parte forti escursioni climatiche, vento, pioggia, umidità, polveri, ma anche allergie alimentari o carenze e rischi nutrizionali.

Questi ultimi sono rilevabili con NutricheQ, un test (redatto sotto forma di questionario) appositamente studiato sulla dieta del bambino tra 1 e 3 anni dalla Scuola U-tre (acronimo di Uno-Tre anni) della Federazione Italiana Medici Pediatri, che deve essere compilato dai genitori per aiutare il pediatra a individuare coloro che potrebbero avere bisogno di maggiore supporto o informazioni in merito agli aspetti legati alla nutrizione del bambino. È adatto anche come strumento preventivo per la fascia d’età successiva. 

«La dermatite atopica – dichiara il presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri Giuseppe Mele – è la più diffusa delle malattie dermatologiche in età pediatrica ed è provocata principalmente da fattori genetici. Questo significa che se un genitore ha una manifestazione atopica nel 60% dei casi potrà esserne affetto anche il figlio, percentuale che aumenta fino all’80% se entrambi i genitori hanno la patologia, mentre in una famiglia non atopica la probabilità che ne venga colpito il bambino è di circa il 20%».

«Sono moltissimi i bambini affetti da malattie della pelle – spiega Giuseppe Ruggiero, Referente Nazionale della Rete Dermatologica della FIMP – di cui non è possibile dare una stima esatta. Ciò che invece è possibile affermare è che queste patologie sono in costante aumento, tanto che oggi il 20-30% delle visite che ogni pediatra esegue nel proprio ambulatorio riguarda problemi dermatologici, con una maggior prevalenza di dermatite atopica». 

La ragione di una percentuale così elevata va ricercata in 4 ordini di fattori: una maggiore suscettibilità del bambino, poiché gli organi e i sistemi in rapida crescita attraversano periodi di elevata vulnerabilità; il metabolismo ancora immaturo che può essere meno capace di detossificare ed espellere le sostanze chimiche; la maggiore esposizione per unità di peso corporeo ai danni ambientali (i bambini bevono più acqua, utilizzano più alimenti degli adulti e hanno una frequenza respiratoria maggiore con un più elevato scambio di gas; l’aumentato assorbimento intestinale di molte sostanze chimiche, primo fra tutti il piombo di cui ne assorbono fino al 50% dal cibo (contro il 10% degli adulti).

«Per meglio controllare l’evoluzione della dermatite atopica – aggiunge il presidente Mele – diventa dunque estremamente importante agire su quei fattori non correlati all’ambiente e che possono aiutare a prevenire o lenire i maggiori disturbi, rappresentati da prurito, eczemi, secchezza diffusa. Questo è possibile educando i genitori ad acquisire comportamenti auto-gestionali corretti nel trattamento della patologia, con l’uso costante di creme emollienti per contrastare la secchezza cutanea o di prodotti antinfiammatori (cortisonici per uso topico) in caso di lesioni infiammatorie.

Anche un'alimentazione corretta, sana e bilanciata, ricca di frutta e verdure, pesce, grassi di origine vegetale, fibre e cereali, arricchita da un buon apporto di acqua e da un limitato consumo di bevande zuccherate e cibi troppo raffinati diventa particolarmente importante in inverno, quando la pelle è privata dei benefici del sole e la dieta è più ricca di carboidrati e grassi». 


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Incontro internazionale di Montecarlo, L’eccellenza incontra l’eccellenza, organizzato dalla Federazione Italiana dei Medici Pediatri, 9 marzo 2013

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