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Un'opzione terapeutica innovativa

Un nuovo farmaco contro il tumore alla prostata

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Pubblicato il: 30-04-2013

Sono oltre 36.000 i nuovi casi diagnosticati all'anno in Italia, quello alla prostata è il primo tipo di tumore nell'uomo. Le novità in ambito terapeutico.

Un nuovo farmaco contro il tumore alla prostata © Photos.com Sanihelp.it - Il carcinoma alla prostata è il principale tumore nella popolazione maschile nei Paesi occidentali, dove è anche la seconda causa di morte per cancro. La pubblicazione I numeri del cancro 2012 di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e di AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) stima che in Italia ne sono diagnosticati oltre 36.000 nuovi casi all'anno. Un numero destinato a crescere, dato il progressivo aumento dell'età media della popolazione.

Ettore Fumagalli, Presidente di Europa Uomo Italia, spiega: «Sebbene sia una patologia molto diffusa si tratta ancora di un argomento tabù per il maschio italiano. Per la nostra cultura latina, machista, il tumore alla prostata rimane qualcosa che crea imbarazzo e, inevitabilmente isolamento di chi ne soffre, malgrado il fatto che coloro che lo hanno sperimentato o stanno sperimentando sappiano quanto una diagnosi di cancro alla prostata possa segnare l’esistenza. Dovremmo creare, come hanno saputo fare le donne con il tumore al seno, una cultura molto più aperta di questa patologia per prevenire, ma anche per dare supporto a chi ne soffre».

La novità per i pazienti con tumore prostatico in fase avanzata metastatica è abiraterone acetato, molecola di Janssen, che si è dimostrata capace di prolungare la vita di questi soggetti e migliorarne la qualità. Abiraterone è il primo farmaco non chemioterapico con azione mirata, in grado di agire direttamente sul processo di autoalimentazione del tumore. Su questo farmaco è stato condotto il più grande studio di fase III sul carcinoma della prostata: sono stati arruolati 1.195 pazienti con carcinoma prostatico avanzato in fase di progressione documentata, già trattati con chemioterapico e sottoposti a terapia ormonale classica. I dati hanno dimostrato che: il trattamento ha prodotto una riduzione di più del 25% del rischio di morte rispetto al gruppo controllo; il vantaggio di sopravvivenza tra abiraterone e controllo è stato del 40%. Oltre al vantaggio in termini di sopravvivenza e tollerabilità, il farmaco ha mostrato anche un effetto importante per la qualità di vita dei pazienti: è emerso un effetto palliativo del dolore nel 45% dei casi, contro il 28% del gruppo controllo.

Sergio Bracarda, Direttore della Unità di Oncologia Medica, Ospedale S. Donato di Arezzo, spiega: «Abiraterone rappresenta un avanzamento molto importante nella terapia dei pazienti con carcinoma metastatico alla prostate. Ha dimostrato un vantaggio importante nell'incremento di sopravvivenza, ma anche di avere un ottimo profilo di tollerabilità. Incremento di sopravvivenza accoppiato a tollerabilità rende abiraterone un farmaco più facilmente applicabile, rispetto a terapie più aggressive, ai pazienti con carcinoma metastatico alla prostata. La tollerabilità rimane una priorità fondamentale in quanto si riferisce a una popolazione spesso fragile per età avanzata o per presenza di patologie concomitanti, a livello cardiaco, renale o epatico». 
Nel tumore della prostata gioca un ruolo fondamentale il testosterone, che agisce come fattore di crescita delle cellule tumorali. Nelle prime fasi della patologia, che possono durare dai due ai dieci anni, il carcinoma prostatico viene trattato con la chirurgia (la rimozione della prostata), con la radioterapia e con l’ormonoterapia classica, finalizzata a ridurre i livelli di testosterone. 

La terapia ormonale classica è inizialmente molto efficace, perché riduce i livelli di testosterone circolante; in seguito però le cellule tumorali ricominciano a crescere. Nelle fasi più avanzate della patologia si passa quindi alla chemioterapia perché il tumore è considerato resistente alla terapia ormonale classica. Per spiegare il fenomeno della resistenza, è stato recentemente riscontrato un ulteriore adattamento delle cellule del carcinoma prostatico in fase avanzata: esse sono in grado di sintetizzare autonomamente il testosterone a partire dal colesterolo, provvedendo da sole ad alimentare la propria crescita e lo sviluppo. 

Come bloccare la sintesi del testosterone autoprodotto dal tumore stesso? La risposta risiede in un enzima, il CYP17, elemento chiave della sintesi degli androgeni e, in particolare del testosterone. Questo enzima è particolarmente presente nelle cellule tumorali nello stadio avanzato della malattia, quando non risponde più alla terapia ormonale classica. I risultati di alcuni studi mostrano l’esistenza di una relazione diretta tra i livelli di espressione di CYP17 sia con gli stadi di progressione della malattia, sia con il grado di aggressività. Bloccare il CYP17 è la modalità d'azione di abiraterone acetato.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Comunicato stampa Janssen

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