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Mancini e transessuali: esiste una correlazione?

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Pubblicato il: 18-01-2002

Secondo alcuni ricercatori britannici, il mancinismo potrebbe essere più frequente tra i transessuali rispetto alla popolazione comune. L'ipotesi potrebbe essere che entrambe le condizioni riconoscano una origine comune.

Sanihelp.it - Secondo il Dott. Richard Green e Robert Young dell’Ospedale Charing Cross di Londr, “I transessuali sia maschi che femmine risultano spesso non destrorsi paragonati a uomini e donne eterosessuali, Alcuni scienziati ritengono che la predisposizione all’uso della mano destra o sinistra venga determinata da un’esposizione prenatale ad ormoni maschili , detti androgeni, nel grembo materno. Green e Young notano che una preferenza fetale all’uso di una mano piuttosto che dell’altra “è stata osservata già dalla quindicesima settimana di gestazione”. Una teoria sostiene che questa esposizione ormonale influenzi lo sviluppo strutturale della aprte dell’encefalo che più tardi aiuta a determinare quale sarà la mano di preferenza utilizzata dall’individuo.

Secondo gli autori dello studio molti esperti riconducono l’omosessualità ad una esposizione ad androgeni durante lo sviluppo fetale. E ricerche precedenti suggeriscono che differenze strutturali tra i cervelli di uomini e donne, come tra quelli di uomini omosessuali ed eterosessuali, potrebbero avvenire nelle prime fasi dello sviluppo cerebrale.

Tutti questi indizi hanno posto l’attenzione un possibile legame tra orientamento sessuale e mancinismo, notano Young e Green nel numero di Dicembre della rivista Archives of Sexual Behavior.

Il loro studio condotto su 443 transessuali maschi e 93 femmine ha mostrato che queste persone erano meno orientate all’uso esclusivo della mano destra rispetto ad un gruppo di “controllo” di 284 volontari.

Messi di fronte a 6 esercizi quotidiani –compresi il tagliare, lanciare o scrivere- circa il 48% dei non-transessuali hanno dichiarato di aver utilizzato soltanto la mano destra per svolgere i vari compiti, paragonati ad un 44% delle transessuali donne e solamente ad un 38% di quelli maschi.

Sebbene sia possibile che livelli alterati di ormoni sessuali prenatali possano giocare un ruolo importante in questa associazione, il team inglese nota che anche altri fattori di sviluppo –ad esempio la risposta immunitaria della madre rispetto al feto- potrebbero essere coinvolti.

La Dott.ssa Anne Lawrence, una sessuologia clinica di Seattle con una maggioranza di clientela transessuale, si trova d’accordo con questa tesi, notando che “l’instabilità nello sviluppo può avvenire nel grembo materno, non è necessariamente associata a variazioni dell’ambiente ormonale”.

E cosa dire dei transessuali fortemente destrorsi? “Una delle cose che sappiamo riguardo la transessualità è che la stessa si sviluppa con modalità diverse nelle varie persone; questo suggerisce che ci possa essere più di una sola causa”, afferma la Lawrence –anch’essa transessuale- in un’intervista.

“Ci sono molte condizioni diverse che possono spingere una persona a scegliere la transessualità come soluzione al loro dilemma di vita”, ha aggiunto. Influenze ormonali e di altro tipo durante lo sviluppo possono giocare un ruolo, ma non sono necessariamente la “risposta a tutto”.

La Dott.ssa ritiene che la ricerca sulla sessualità umana –inclusa la transessualità- sia valida per parecchie ragioni. “Non abbiamo veramente una teoria consistente per spiegare l’orientamento transessuale o lo sviluppo del genere sessuale”, dichiara. E fa notare come le persone tendano ad accettare di più le inclinazioni sessuali non tradizionali quando credono che queste preferenze abbiano radici nella biologia, invece che essere frutto di una qualche “scelta”.

Finalmente, ha aggiunto, la ricerca di Young e Green potrebbe indirizzarci verso metodi di prevenzione o cura dei problemi di identità sessuale. “Naturalmente questo campo è molto controverso”, ha aggiunto “ed io non prendo una posizione ferma al riguardo a parte l’affermare che questo percorso non è facile per le persone. –molti transessuali vi diranno che se la loro condizione poteva essere evitata, loro lo avrebbero preferito”.


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Redazione Sanihelp.it

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